Distanziamento Sociale: com’è l’impatto sugli studenti?

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Scuola a distanza

II concetto di scuola e quello di distanziamento sociale con cui siamo costretti a convivere, sono agli antipodi.

In qualche modo, però, tutte le studentesse e gli studenti del paese li stanno sperimentando contemporaneamente. 

Per l’istruzione, di ogni ordine e grado questa è una fase molto complessa. La didattica online non sempre è facilmente gestibile, soprattutto se gli studenti in questione sono bambini molto piccoli. L’impatto psicologico a breve e a lungo termine che questo preciso momento storico avrà su di loro non è trascurabile.

bambino che svolge i compiti assegnati

Ai più piccini è somministrata la dose maggiore di rassicurazioni. La retorica dell’ #andratuttobene e #iorestoacasa vede in loro il suo più grande soggetto di riferimento e allo stesso tempo un portavoce. Non possiamo però pensare che l’infanzia sia come protetta da uno strato di plexiglass che li estranei dalla noia e dalla solitudine.

non possiamo PERò pensare che l’infanzia sia come protetta da uno strato di plexiglass che li estranei dalla noia e dalla solitudine

Nonostante i bambini siano i meno colpiti statisticamente dalla malattia, potrebbero essere  i soggetti ad uscirne più lesi psicologicamente. La scuola, nei suoi gradi minori, è la prima finestra che ci affaccia sul mondo reale. Lì si stabiliscono i primi dialoghi e i primi rapporti interpersonali con i propri coetanei e con gli insegnanti, il cui compito è quello di educare alla reciproca convivenza.

Cambiare radicalmente il proprio modo di rapportarsi con il mondo da un momento all’altro e sospendere quella che, un tassello alla volta, si era consolidata come quotidianità non è facile per nessuno. Per chi non aveva ancora stabilizzato un modello di vita sociale, però, può essere pericoloso.

Altro problema è che non esistono indici attendibili per stabilire il livello di sofferenza e superamento della difficoltà di un bambino. Tendenzialmente egli sarà portato ad assumere comportamenti incostanti. Ai genitori potrebbe sembrare aver archiviato il trauma mentre invece probabilmente presenterà dei residui di esso in futuro.

bambino alle prese con la didattica online

CHE RUOLO HA LA SCUOLA? 

Più che di una valutazione per conoscenze, la scuola in questa fase, ha il compito di fornire, soprattutto ai bambini, un ponte con la realtà circostante e a non farli sentire soli e abbandonati. Deve dare una continuità alla vita sociale che essi stavano creando. Ci sono tantissimi docenti che si cimentano in questa missione e che impegnano le proprie giornate escogitando metodi per tentare di abbattere le barriere virtuali.

ci stiamo spogliando del nostro ruolo prettamente didattico per prendere le vesti di educatrici. Non che non lo avessimo sempre fatto ma in questo momento ai bambini serve più che mai contatto e umanità, nell’attesa di poter tornare a fare lezione sui banchi di scuola

insegnante di scuola primaria intervistata

Dice la maestra Carmen, insegnante di una primaria del centro storico di Napoli. Lei e il resto del suo corpo docenti, stanno preparando per gli alunni presentazioni interattive, giochi e video tutorial dove illustrano come creare un classico “lavoretto” per la festa della mamma con materiali facilmente reperibili in casa.

Carmen ammette che non è facile attrezzarsi con mezzi idonei e che nella sua classe fortunatamente gli studenti e le studentesse ci sono riuscite. Esprimeva le sue perplessità però per le persone che invece tutt’ora non possiedono l’attrezzatura adatta a questo tipo di lavoro.

I dati Istat (comunicato stampa del 6 aprile) confermano che nel biennio 2018-2019,nel Mezzogiorno il 41,6 % delle famiglie non aveva un computer a fronte di una già alta media nazionale di circa il 30% e solo il 14,1% possedeva un dispositivo per ogni membro (22,2% nazionale). Ma posto che, ipoteticamente, tutti avessero accesso a questi devices, la questione non sarebbe comunque risolta.

Come è stato ampiamente trattato nell’articolo didattica a distanza: le risposte degli studenti. che approfondisce nel dettaglio le problematiche legate alla DAD, non tutti i professori hanno un costante confronto con i ragazzi, e la scuola di grado inferiore non fa differenza.

TUTTA COLPA DEI DOCENTI “BOOMERS”?

No! Questo in parte è risultato di una carenza di competenze in ambito informatico, aspetto che il percorso formativo degli insegnanti (ma anche degli studenti) sottovaluta molto, ma il problema grave si trova alla radice.

Alla luce di quest’emergenza, la scuola deve ridefinire i propri obiettivi. Cosa si vuole ottenere dagli studenti, in particolar modo di primaria e infanzia?

Gli insegnanti sono sotto la costante pressa della corsa alla fine dei programmi, delle valutazioni. L’unica priorità ora è quella di dimostrare a presidi e genitori, che inevitabilmente in questo momento sono più presenti, che si stia effettivamente lavorando.

Tutti e tutte noi, corpo studentesco, docenti, collaboratori, che in tempi ordinari popoliamo i corridoi della scuola, le sue aule, i suoi uffici e i suoi drammi, sappiamo bene che queste sono problematiche che sì, attecchiscono meglio al suolo di una didattica virtuale, ma non si dissolvono tra le pareti di un’aula.

Da anni la scuola è gestita come se fosse un’azienda improntata a massimizzare i profitti. Analogamente, noi siamo operai e prodotti, al contempo oggetti e soggetti di questa scuola totalmente immersa nel suo tempo e sommersa dal suo sistema socio-economico di riferimento.

aula vuota con un solo zaino

Ad una conclusione, dopo tante piacevoli chiacchierate con genitori e insegnanti, ci siamo arrivati. Chi tentava un approccio educativo, piuttosto che meramente didascalico, continua a farlo in remoto come in presenza. Chi non riusciva a creare finestre di confronto con studenti e studentesse, prosegue indisturbato con le sue lezioni frontali, solo che adesso il pubblico annoiato non fissa il vuoto fuori la finestra ma lo schermo di un computer o di un telefonino.