Il Nuovo Manifesto Della Rete “Il Sud Conta”

Durante gli ultimi due anni “Il Sud Conta” ha vissuto una crescita progressiva, e oggi scegliamo di costituirci ufficialmente come Rete di gruppi – Comitato “G. Salvemini”, L’Altro Sud, Partito Separatista delle Due Sicilie, Unione Mediterranea, Zero81-Napoli – e singoli attivisti che portano avanti un progetto di comunicazione e azione politica con l’obiettivo di rappresentare i diritti, i bisogni e gli interessi delle regioni del Mezzogiorno, mettere al centro le condizioni di vita di chi vive e lavora nei nostri territori.

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“Il Sud Conta” nasce nel Febbraio 2019 come campagna di comunicazione e mobilitazione politica contro il progetto di “autonomia differenziata” avanzato in concomitanza dalla Lega Nord e dal PD per le Regioni Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna: un ennesimo furto di risorse nei confronti di enti locali e cittadini del Mezzogiorno.

Il dibattito pubblico generato dal tentativo di quella che è stata definita la “secessione dei ricchi” ha riacceso i riflettori sulle caratteristiche che le disuguaglianze geografiche hanno assunto negli ultimi due decenni, disegnando così i contorni di una rinnovata questione meridionale. L’iniziativa ha coinvolto, tramite il lavoro dei tanti nodi territoriali, centinaia di persone: studenti, docenti, ricercatori, giornalisti, politici, esponenti del mondo dell’arte, dello spettacolo e della cultura, di associazioni, comitati e spazi sociali.

Tramontato il primo tentativo di “autonomia differenziata”, che è stato uno dei principali motivi della caduta del governo giallo-verde, “Il Sud Conta” ha continuato il suo lavoro politico come osservatorio permanente sui diritti negati agli abitanti delle regioni del Mezzogiorno.

Infatti, in questi primi due anni circa di attività tra le tante iniziative abbiamo rivendicato con forza, tramite l’organizzazione di dibattiti pubblici e manifestazioni di piazza, il diritto al risarcimento degli 840 miliardi di investimenti pubblici che, come dimostra il rapporto Eurispes 2020, ora in “diretta”, ora in “differita”, sono stati sottratti al Sud dallo Stato italiano nel periodo 2000-2017.

Inoltre, non solo abbiamo messo al centro il problema atavico dell’emigrazione giovanile che affligge sempre più la nostra terra, ma abbiamo a più riprese affermato la necessità di definire i Livelli essenziali di prestazione (LEP) – là dove, in relazione ai principi guida della Costituzione, il termine essenziale deve essere inteso come fondamentale – nell’ottica di potenziare i servizi pubblici nelle regioni di un Mezzogiorno saccheggiato dal “piede di porco” della spesa storica, che, come un “Robin Hood” alla rovescia, ruba ai poveri per dare ai ricchi.
Infine, i vari nodi territoriali hanno attivato percorsi di partecipazione, comunicazione, approfondimento e costruzione di alleanze per imporre nel dibattito pubblico la questione sulla specificità storica e geografica meridionale su temi come la giustizia sociale ed ambientale, i diritti sociali e civili, la democrazia e l’autonomia, i modelli di sviluppo, la forma dello Stato, la distribuzione delle risorse pubbliche, il razzismo interno.

Durante questo percorso “Il Sud Conta” ha vissuto una crescita progressiva, e oggi scegliamo di costituirci ufficialmente come Rete di gruppi – Comitato “G. Salvemini”, L’Altro Sud, Partito Separatista delle Due Sicilie, Unione Mediterranea, Zero81-Napoli – e singoli attivisti che portano avanti un progetto di comunicazione e azione politica con l’obiettivo di rappresentare i diritti, i bisogni e gli interessi delle regioni del Mezzogiorno, mettere al centro le condizioni di vita di chi vive e lavora nei nostri territori.

Lo facciamo perché crediamo sia fondamentale unirci e crescere, per continuare e rilanciare così la battaglia per l’equa distribuzione delle risorse all’interno dello stato italiano e il risarcimento dei deficit storici, a maggior ragione oggi che ci si presentano nuove sfide, come quella che riguarda la distribuzione dei 209 miliardi del Recovery Fund che spettano all’Italia secondo il piano di recupero europeo dalla pandemia da covid-19 (Recovery Plan).

Secondo i criteri UE, basati sullo sviluppo socio-economico dei territori, il Sud avrebbe dovuto beneficiare del 70% dei 209 miliardi  di euro previsti per l’Italia, mentre lo stato italiano all’oggi è intenzionato a destinare alle regioni meridionali solo il 34%, appellandosi alla famosa clausola (tra l’altro mai rispettata) come si trattasse di fondi pubblici ordinari.

In più, il rischio è che in quel 34% siano compresi i fondi nazionali per la coesione e quelli ordinari europei del 2021-27.

Inoltre, riteniamo necessaria l’opposizione alla nuova “legge quadro” sull’Autonomia Differenziata prevista lo scorso Ottobre nella NADEF 2020, niente di più di una riproposizione degli egoismi e dei particolarismi che nel 2019 avevano portato al progetto di Autonomia delle tre regioni del Nord.

I nostri punti programmatici:

  • Risarcimento di 840 miliardi di euro  per le mancate spettanze previste dal target perequativo e dalla clausola del 34%.
  • Applicazione della clausola del 34% per tutti gli investimenti pubblici e piena applicazione del target perequativo al 100%.
  • Definizione dei LEP e ridefinizione dei LEA (Livelli essenziali di assistenza) per garantire la piena e completa fruizione ugualitaria di tutti i diritti di cittadinanza, e conseguente rifinanziamento dei servizi pubblici. Infatti, gli squilibri del fondo perequativo, uniti ai tagli alla spesa pubblica, hanno fortemente compromesso la sostenibilità già carente dei servizi pubblici (scuole, ospedali, trasporti), degli investimenti in infrastrutture (strade, ferrovie, telecomunicazioni), delle politiche di sviluppo locale, spaccando di fatto il paese a metà per la capacità di accesso ai diritti fondamentali.
  • Distribuzione dei fondi previsti dal Recovery Plan europeo sulla base dei criteri UE e non della clausola del 34% sugli investimenti pubblici ordinari. Al Sud spetta, secondo i criteri dell’Unione, il 65% dei 209 miliardi, ovvero 135.85 MLD.
  • Contrasto all’emigrazione forzata: negli ultimi 15 anni oltre 2 milioni di persone sono state costrette a cercare opportunità di lavoro e di vita dignitose al Nord Italia o all’estero, abbandonando città e paesi di provenienza.
  • Sospensione del patto di stabilità per i bilanci dei comuni meridionali in condizione di dissesto e pre-dissesto finanziario, almeno per la parte legata al welfare cittadino.
  • Lotta alla devastazione ambientale: bonifiche di aree inquinate e di impianti industriali dismessi, riconversione di attività produttive impattanti.
  • Costruzione dal basso, di comunità politiche autonome nell’ottica della costruzione di un’Europa dei popoli equa e solidale.

Comitato Meridionalista “G. Salvemini”

L’altro Sud

Partito separatista delle Due Sicilie

Unione Mediterranea 

Zero81-Napoli