LA NOSTRA HEIMAT, ELEMENTI PER UNA RIVOLUZIONE POLITICA MERIDIONALE

"Con la reinterpretazione dell‘esperienza del passato, si individuano i legami prima artificiosi occultati dall’ideologia integratrice, e si colgono gli elementi di contrapposizione, verso i gruppi dominanti dove si rileva l’infondatezza del loro potere e la conseguente legittimità della lotta. In tal modo, si utilizzano come simboli dell’identità elementi delle culture tradizionali compromessi dal processo di modernizzazione-omologazione."

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Quante volte, a proposito dei movimenti territoriali meridionalisti, e più in generale europei, rileviamo l’analisi di vari studiosi e opinionisti che sottolineano l’assenza di un’idea di riferimento nell’azione politica e culturale di queste organizzazioni che lo studioso Michael Keating, in una splendida sintesi, definisce del “regionalismo nazionalista”.

Nell’azione di costruzione di un modello politico e culturale che possa essere ispiratore e linfa vitale dell’azione politica e identitaria dei “gruppi nazionalisti meridionali”, noi abbiamo voluto operare un percorso di definizione degli elementi strutturali per una rivoluzione politica basata sull’ideologia del territorio.

Dunque, non una semplice e approssimativa rivendicazione di sopravvivenza di una comunità, spesso saturata di fastidiosi elementi di autocommiserazione o, al contrario, di autoesaltazione. Ma una vera e propria ideologia che diviene una modalità simbolica attraverso la quale il gruppo etno-nazionale rappresenta gli elementi della sua azione e i rapporti con gli altri attori in causa.

Identità del gruppo, identificazione dell’avversario, progetto di cambiamento portato avanti da un movimento, si concretizzano attraverso una separazione degli elementi che nella realtà sono strettamente collegati.

In questa dimensione il “gruppo” diventa l’unico portatore di valori positivi e di una autentica solidarietà di comunità, mentre dell’avversario se ne produce un’immagine delegittimata, dove l’obiettivo autonomistico-secessionista si carica di significati mitici che travalicano il semplice carattere politico.

Tra i primi elementi di questo processo di differenziazione ideologica, certamente compare il ricorso al “simbolo”, che rimane uno dei pochi canali di espressione della resistenza, quando concretamente non si individuano opportunità politiche. E ciò avviene anche nelle fasi in cui si ricostruisce la capacità di mobilitazione del gruppo.

Gli unici punti fermi, nel momento in cui si tenta di modificare i rapporti sociali esistenti, sono proprio i riferimenti alla storia passata e di cui viene prodotta una versione mitica. Le immagini e il linguaggio a cui destinare le nuove forme di azione appartengono al passato. Ed è nel mito della rinascita che comincia a costituirsi la nuova identità collettiva.

Le parole di Alberoni centrano bene questo concetto: “La costituzione stessa del movimento nazionale avviene ripercorrendo a ritroso il tempo per ritrovare le tracce che dimostrano che la nazione già esisteva in realtà, per cui la storia successiva, quella della oppressione, dell’incoscienza di sé come nazione, è il prodotto di vicende che, come sono accadute, così possono e devono terminare, tant’è che oggi giungono alla loro estinzione. Non vi è più nulla di naturale nell’esistente.”

Altri, naturalmente, sono gli elementi che strutturano questa ideologia del territorio, come la lingua, le pratiche tradizionali e che tratteremo più avanti in questa nostra opera di comprensione degli elementi identitari e politici che dovrebbero guidare l’azione dei movimenti meridionalisti.

La culturizzazione della politica e l’etnicizzazione dei conflitti sociali irrompono nell’offerta politica rendendo obsolete e prive di valori le deboli tesi dei partiti politici nazionali ridotti a insignificanti contenitori mediatici.

Il processo di riappropriazione identitaria del territorio avviene attraverso la riscoperta e la valorizzazione simbolica dell’Heimat con i suoi miti, la sua storia, la sua cultura. E dove l’Europa delle Regioni guarda il futuro sempre più protesa alla valorizzazione del passato, trainando la rivoluzione meridionale nell’azione di “liberazione identitaria”, e contro quel processo di “macdonaldizzazione” elevato a paradigma di un mondo sempre più omogeneizzato.