No profit on pandemic: Diritto alla cura per tutti/e!

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Giovedì 11 Marzo c’è stata la giornata di mobilitazione globale #NoProfitOnPandemic, contro i profitti sulla pandemia e per la sospensione immediata dei brevetti sui vaccini contro il Covid-19. A Napoli, la rete “Il Sud Conta” ha partecipato alla manifestazione unitaria promossa presso la sede della Prefettura dal sindacato USB e da altre forze politiche e realtà sociali e del sindacalismo di base.

In tutto il mondo gli stati e le entità sovranazionali hanno pesantemente finanziato la ricerca per i vaccini, destinando anche centinaia di milioni di € di fondi pubblici alle principali case farmaceutiche. Secondo i dati pubblicati dalla BBC, le istituzioni pubbliche di tutto il mondo hanno fornito complessivamente 9,7 miliardi di euro alle case farmaceutiche per sviluppare i vaccini, mentre le organizzazioni no profit hanno partecipato con circa 1,7 miliardi. I vaccini, però, sono poi stati rivenduti agli stessi stati per contratti miliardari, e la loro diffusione sta avvenendo oggi secondo classiche leggi di mercato.

LA MANIFESTAZIONE DI NAPOLI.


All’inizio della pandemia, con HORIZON 2020 l’UE ha stanziato 1 Miliardo di € per la ricerca e l’innovazione contro il covid-19, destinando specificamente alla ricerca vaccinale 108.2 milioni di €. Inoltre, la stessa UE ha previsto centinaia di milioni di investimenti aggiuntivi da parte degli stati. Ancora, la BEI ha stanziato poi un ulteriore finanziamento di 400 milioni di euro proveniente da H2020 per la riduzione dei rischi sostenuti dalle aziende che portano avanti la ricerca e altri fondi del piano EU4Healt dedicato al sistema sanitario europeo. Ai fondi stanziati durante lo scorso anno, si aggiungono oltre 650 milioni di euro investiti negli anni passati dall’Unione nella ricerca vaccinale.

L’Italia ha aderito ad ottobre alla Coalizione delle innovazioni per la preparazione alle epidemie (CEPI), contribuendo subito con un impegno di 10 milioni (11,7 milioni di dollari) in investimenti a sostegno del CEPI e dello sviluppo di candidati al vaccino. In più il vaccino italiano ReiThera-Spallanzani, annunciato nel 2020 e ancora in fase di produzione, ha ricevuto a Gennaio 2021 dall’agenzia governativa Invitalia un finanziamento di 81 milioni. Numeri ancora più eloquenti se considerati a fronte della forte inadeguatezza del SSN.

Se oggi, come ha ammesso la stessa Von der Leyen, il piano di vaccinazione UE incontra diverse difficoltà (Pfizer ha consegnato meno del 50% delle dosi previste per il primo trimestre 2021, stessa cosa Moderna, AstraZeneca addirittura meno del 10%) è proprio perché le case farmaceutiche gestiscono le dosi in una logica puramente di mercato, nel tentativo di trarne i maggiori profitti possibili. A permettere tutto ciò è proprio l’esistenza del brevetto che tutela in diritto di proprietà delle ricette dei vaccini e, nel caso dell’UE, anche una clausola che, come se non bastasse, rende non vincolante il numero di vaccini promessi dalla case farmaceutiche all’UE nel contratto di fornitura.
Secondo l’OCSE gli abitanti dell’UE, dei paesi del G20 ed altri paesi dai redditi alti saranno tutti vaccinati solo per la prima metà 2022, mentre per quelli meno sviluppati l’immunità non arriverà prima del 2024. Un ritardo che costerà milioni di vite che dipende dai brevetti nelle mani delle case farmaceutiche, cosa che non permette il libero sviluppo di massa.

In poche parole i vaccini sono stati prodotti con soldi pubblici e poi rivenduti agli stessi stati che li hanno finanziati, da case farmaceutiche private che li hanno gestiti come una qualsiasi merce, vendendo al miglior offerente e limitando l’offerta per far lievitare il prezzo, con l’obiettivo di generare profitti sempre maggiori per pochi azionisti miliardari, mentre fuori c’è la morte.
Risulta più che legittimo pensare, a questo punto, che la corsa ai vaccini sia stata una questione di competizione economica internazionale più che un grande intervento di salute pubblica, che ha anteposto gli interessi di alcune case farmaceutiche alla salute collettiva.

LA MAPPA DEL VOTO SULLA RISOLUZIONE PROPOSTA DA SUDAFRICA E INDIA. IN ROSSO CONTRARI, IN VERDE I FAVOREVOLI, IN GIALLO GLI ASTENUTI.

La sospensione del brevetto sui vaccini è prevista dalla risoluzione 58.5 dell’organo legislativo dell’OMS, che permette teoricamente ai governi di utilizzare un brevetto anche senza il consenso del proprietario in caso di pandemia. Proprio in questi giorni i paesi membri dell’Organizzazione mondiale del commercio (WTO) riuniti a Ginevra hanno discusso l’iniziativa relativa alla deroga sui brevetti e alla sospensione dei diritti di proprietà intellettuale proposta da Sudafrica e India sulla base della risoluzione, prontamente respinta dai paesi a reddito più alto del mondo, come riporta ancora BBC.

Credo che oggi dovremmo considerare di vitale importanza rivendicare a gran voce la rimozione immediata dei brevetti, l’imposizione del controllo pubblico sulla ricerca (finanziata pubblicamente) e l’organizzazione di un piano vaccinale sicuro e trasparente per tutti/e a livello globale. Un primo passo verso la realizzazione di un processo ambizioso quanto necessario: costruire un modello di sviluppo che metta al centro la salute, il benessere, i diritti e la sicurezza delle popolazioni e restituisca la decisione ai territori e le loro comunità, per superare il neo-liberismo sempre più spietato che si fa strada nella nostra epoca tardo-capitalista. Mi sa che il tempo è davvero scaduto.