L’economista Busetta: “Il coccodrillo si è affogato. O il Sud diventa centrale nelle scelte politiche governative o l’Italia affonda tutta”

Le conseguenze economiche, sociali e finanziarie dell’emergenza pandemica da Covid-19 pongono il nostro sistema Paese dinanzi ad un bivio di portata epocale: o perpetuare ed inasprire irrimediabilmente la storica divisione tra le due Italie, puntando sulla ripresa della sola “locomotiva” Nord con la speranza del tutto infondata che questa riesca a trascinare anche quella che viene presentata pretestuosamente come la “carrozza” Sud; o unificare le due Italie, accendendone il secondo motore, il Mezzogiorno, tramite un’equa distribuzione sia delle risorse pubbliche ordinarie nazionali che di quelle straordinarie europee.

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Le conseguenze economiche, sociali e finanziarie dell’emergenza pandemica da Covid-19 pongono il nostro sistema Paese dinanzi ad un bivio di portata epocale: o perpetuare ed inasprire irrimediabilmente la storica divisione tra le due Italie, puntando sulla ripresa della sola “locomotiva” Nord con la speranza del tutto infondata che questa riesca a trascinare anche quella che viene presentata pretestuosamente come la “carrozza” Sud; o unificare le due Italie, accendendone il secondo motore, il Mezzogiorno, tramite un’equa distribuzione sia delle risorse pubbliche ordinarie nazionali che di quelle straordinarie europee.

Prima dello scoppio dell’emergenza sanitaria i limiti, le contraddizioni e le storture sempre più stridenti delle scelte politiche governative attuate sulla base della teoria della locomotiva sono state evidenziate dall’economista Pietro Massimo Busetta in suo documentato, ma, allo stesso tempo, agevole e stimolante libro, Il coccodrillo si è affogato. Mezzogiorno: cronache di un fallimento annunciata e di una possibile rinascita, edito da Rubbettino nel 2018.

Dopo avere illustrato il quadro di riferimento entro cui collocare e comprendere criticamente l’attuale gap tra regioni settentrionali e meridionali, e la desertificazione di queste ultime, si sottolinea nel testo, potrebbe causare la “marginalizzazione politica ed economica” dell’intero Paese, Busetta confuta l’immagine di un Sud variegato al suo interno, in quanto, sempre secondo l’economista siciliano, l’adozione della “tecnica statistica chiamata cluster analysis”, consente agli studiosi di constatare che per Pil pro-capite, tasso di occupazione, tasso di disoccupazione, indice di povertà assoluta e relativa, indice di infrastrutturazione, tasso di emigrazione, tasso di export per abitante, occupati in agricoltura ed in industria sul totale degli occupati, purtroppo il Mezzogiorno è “una realtà omogenea, sottosviluppata, non infrastrutturata, con processi di spopolamento, con un reddito pro capite pari alla metà di quello nazionale e un quarto di quello lombardo-veneto”.

Di conseguenza, evidenzia Busetta, “Pensare a un approccio sistemico analogo a tutta la realtà meridionale è assolutamente logico, convincente e opportuno”.

In cosa consista questo “approccio sistemico analogo a tutta la realtà meridionale”, cosa fare per garantirne lo sviluppo in un’ottica sistemica con l’intero Paese, l’economista siciliano lo illustra nei capitoli centrali del suo libro.

Dopo avere calcolato che il Sud ha bisogno di un saldo occupazionale dai 3 ai 4 milioni di posti di lavoro per “diventare un’area sviluppata”, Busetta pone l’accento sia sulle condizioni di Stato minimo, sia sugli strumenti economici, sia sulla forma statuale federalista o centralizzata che possono favorire lo sviluppo economico, sociale e civile non solo del Sud, ma dell’intero Paese.

Per quanto concerne le condizioni di Stato minimo tali da richiamare gli investimenti internazionali necessari affinché l’area si sviluppi in modo adeguato, l’autore del libro evidenzia l’importanza relativa agli investimenti in infrastrutture materiali ed immateriali, alla lotta alla criminalità organizzata, alla semplificazione amministrativa, alla politiche di incentivazioni fiscali, alla capacità organizzativa e comunicativa e al ristabilimento delle condizioni di quelle condizioni di equità minate dalle politiche attuate fino ad adesso.

Nel soffermarsi sugli strumenti economici, Busetta ritiene che sia fondamentale attivare una “ventina” di Zone economiche speciali in “tutto il territorio meridionale” nei comparti dell’alimentazione, del turismo e dell’industria. Inoltre, il meridionalista siciliano sottolinea anche l’importanza dei grandi eventi, cui si collega la realizzazione delle grandi opere.

Ma, sottolinea Busetta: “Tutto questo è possibile solo se il Mezzogiorno riesce a diventare centrale nella politica di un nuovo Governo, che abbia azioni conseguenti rispetto all’idea che senza il Mezzogiorno il Paese non cresce. Che esso è centrale per ogni idea di sviluppo del paese che con queste differenze territoriali rischia di non riuscire a rimanere unito”. Per poi concludere: “Se qualcuno pensa di salvarsi, tagliando lo stivale per farlo affondare nel suo sottosviluppo, si sbaglia di grosso. Questo Paese dimezzato perderà quel ruolo di grande dell’Europa che finora ha avuto che lo ha portato nelle idee luminose di Ventotene a essere paese fondatore dell’Europa, non ha alternative: o digerisce il boccone, che con protervia, arroganza e scarsa visione, ha inghiottito senza mettere in atto le politiche per unificarlo davvero, oppure affogherà come quel coccodrillo che uccide e poi cerca di mangiare un bue troppo grande e muore perché incapace di digerirlo”.