Governo Draghi, il Sud conta e non abbocca. Continua la mobilitazione per l’equità sociale e territoriale

Giù al Sud, da scolaretti impenitenti che non si attengono a quanto il "maestro" ha ordinato loro di fare, enti locali, comitati, associazioni, movimenti e singoli intellettuali continuano ad esercitare il loro diritto all’esercizio del dissenso critico, ponendosi alcune domande fondamentali sulla coerenza tra mezzi – la credibilità della composizione della compagine governativa – e fini – la perequazione sociale ed infrastrutturale tra Nord e Sud – che Napoletano dà per scontata sino al punto tale da invitare tutti a fidarsi del “divo” Draghi”.

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Stando all’opinione di Roberto Napoletano (il Quotidiano del Sud, 17 marzo 2021), la battaglia per l’“operazione verità” sull’iniqua ripartizione territoriale della spesa pubblica allargata pro-capite, sperequazione che favorisce la “locomotiva” Nord (+60 miliardi di euro l’anno) e danneggia la “carrozza” Sud (-60 miliardi di euro l’anno), sarebbe una battaglia già “vinta”, in quanto, sempre a suo parere, le dichiarazioni a favore della perequazione sociale ed infrastrutturale tra le due Italie rilasciate dai Ministri Daniele Franco e Mara Carfagna dimostrano che, sono sue parole, “La consapevolezza del problema che tocca i diritti delle persone e le prospettive di sviluppo di una comunità di venti milioni di donne e uomini è entrata nella coscienza collettiva liberata da spiriti divisi”.     

Pertanto, secondo Napoletano, le voci critiche che si levano da Sud non sarebbero altro che un continuare ad  “urlare”, un “disquisire sulla carata d’identità dei singoli ministri” e un “fabbricare manifesti di cartone”.  

Dal punto di vista logico nulla da eccepire. Se la battaglia fosse veramente già vinta sarebbe del tutto inutile continuare a combattere e, se lo si facesse, tale comportamento apparirebbe del tutto fuori luogo. Il comportamento coerente alla premessa, invece, consterebbe nell’esultare per la vittoria, smobilitare e tornare fiduciosi ed esultanti alle priorie case.

Fuori metafora, le parti sociali, economiche, politiche e culturali più consapevoli del Sud che nel corso di questi ultimi anni sono scese in campo contro il federalismo estrattivo ora dovrebbe fidarsi del Governo Draghi e non dovrebbe, invece, continuare a mobilitarsi e a comportarsi come tanti discoli scolaretti che “urlano” e che giocano indisciplinatamente a fare ed a lanciare in aria tanti “manifesti di cartone”.

Ma, a prescindere dal fatto che non si possono ridurre l’esercizio del dissenso civile e della libertà di pensiero, parola ed espressione al solito cliché antimeridionale di un Sud scomposto, parolaio, frammentato ed inconcludente, occorre interrogarsi criticamente circa la fondatezza o meno della premessa da cui parte Napoletano: “la battaglia culturale dei numeri dell’operazione verità […] è vinta”.   

Infatti, giù al Sud, da scolaretti impenitenti che non si attengono a quanto il “maestro” ha ordinato loro di fare, enti locali, comitati, associazioni, movimenti e singoli intellettuali continuano ad esercitare il loro diritto all’esercizio del dissenso critico, ponendosi alcune domande fondamentali sulla coerenza tra mezzi – la credibilità della composizione della compagine governativa – e fini – la perequazione sociale ed infrastrutturale tra Nord e Sud – che Napoletano dà per scontata sino al punto tale da invitare tutti a fidarsi del “divo” Draghi”.

Le politiche sperequative adottate ai danni del Mezzogiorno nel corso degli ultimi venti anni da alcune delle principali forze di Governo, in primis, Lega Nord, Forza Italia e Pd, sono coerenti e meno rispetto alla finalità di riequilibrare le due Italie? E credibile che i lupi siano stati ammansiti o addirittura trasformati in colombe di pace da San Mario Draghi?

La storia politica, e non già, come sostiene Napoletano, la semplice “carta d’identità”, dell’attuale Ministra per le disabilità, la leghista Erika Stefani, che lo stesso Quotidiano del Sud del 10 luglio 2019 definì come “Ministra Pinocchio”, chiedendone anche le dimissioni per le bugie contabili da lei dette a sostegno della “secessione dei ricchi”, è coerente o meno rispetto al perseguimento dell’obbiettivo della perequazione territoriale?

La storia politica, e non già la sua sola “carta d’identità”, del Ministro per lo Sviluppo economico, il leghista Stefano Giorgetti, che nel 2016 assegnò tanti zeri al Sud, è coerente o meno con la definizione dei livelli essenziali di prestazione, da lui stesso all’epoca secretati, oggi richiesti dalla Ministra Carfagna?

La storia politica della Ministra per gli Affari regionali e le autonomie, la berlusconiana Maria Stella Gelmini, sostenitrice del federalismo iniquo ed estrattivo in salsa lombarda, è coerente o meno rispetto all’obiettivo di porre rimedio alla spaccature tra le due Italie?

Le proposte avanzate dall’economista bocconiano Francesco Giavazzi di finanziare le sole Università di eccellenza del Nord per chiudere quelle del Sud e di introdurre gabbie stipendiali per l’“inetta” ed “inefficiente” pubblica amministrazione meridionale sono coerenti o meno rispetto alla finalità di riaccendere il secondo motore del Paese?

Sembrerebbe proprio di no. Ed è per questa ragione che giù al Sud si continua e si continuerà ad esercitare lo spirito critico, si continuerà a manifestare il proprio dissenso civile e ad avanzare proposte costruttive, e non già “manifesti di cartone”, per l’unificazione sostanziale delle due Italie. È la contraddizione tra mezzi, composizione della compagine governativa, e fini, il Mezzogiorno come priorità, che caratterizza il cosiddetto Governo dei “migliori” che fa sì che giù al Sud ci si ponga in modo vigile come cittadini consapevoli ed attivi e non già, come altri vorrebbero, come tanti scolaretti o soldatini da allineare e mettere in riga dinanzi al “divo” Draghi.