Vista dalla sua colonia Sud, l’Italia è una Repubblica oligarchica fondata sul razzismo e sulla discriminazione territoriale

“L’Italia – recita l’art. 1 della Costituzione – è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro”. Letto con gli occhi dei 21 milioni di cittadini del Mezzogiorno il succitato articolo potrebbe essere riscritto nel seguente modo: L’Italia è una Repubblica oligarchica, fondata sul razzismo e sulla discriminazione territoriale.

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“L’Italia – recita l’art. 1 della Costituzione – è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro”. Letto con gli occhi dei 21 milioni di cittadini del Mezzogiorno il succitato articolo potrebbe essere riscritto nel seguente modo: L’Italia è una Repubblica oligarchica, fondata sul razzismo e sulla discriminazione territoriale.

Infatti, sulla base di una storica immagine negativa di un Sud ancora oggi narrato e descritto ideologicamente dai media e dai saperi dominanti come la “parte cattiva dell’Italia”, ogni benedetto giorno dell’anno ai figli della “razza maledetta” vengono scippati circa 170 milioni di euro di spesa pubblica allargata pro-capite. La qualcosa, nel corso degli ultime due decenni, ne ha cancellato e limitato fortemente i più basilari diritti di cittadinanza relativi all’istruzione, alla salute, alla mobilità e al lavoro.  

Basti notare, fonte Save the Children, che per quanto concerne le mense scolastiche la sedicente Repubblica democratica italiana assicura il servizio legato al tempo pieno e al tempo prolungato soltanto al 10,41% degli studenti delle scuole di base siciliane rispetto all’87,55% degli studenti liguri ed al 56,32% degli studenti della stessa fascia d’età a livello nazionale.

Inoltre, fonte Conti Pubblici Territoriali, rispetto alla tutela del diritto alla salute, sempre la stessa sedicente Repubblica democratica italiana, nel corso degli ultimi diciotto anni, in media, per ogni cittadino della Calabria, ha investito 16 euro, mentre per ogni cittadino di Bolzano ha investito 184 euro.

Ma quest’anno si celebra il 160° anniversario dell’Unità d’Italia e della sua “colonia estrattiva interna”, il Sud, meno se parla e meglio è.

Dunque, viva l’Italia una e indivisibile, sì, ma soltanto sulla carta e chi se ne frega se i cittadini meridionali continuano ad essere trattati come figli di un dio minore. In fondo, la colpa è sempre e soltanto la loro.