Riflessioni a margine del testo di Massimo Villone, “Italia divisa e diseguale”

Non si faccia come la notte hegeliana in cui tutte le vacche sono nere, ma si distingua tra forze politiche anche sedicenti nazionali che, oramai, da decenni, essendo espressione dei poteri forti settentrionali, remano nella direzione della sperequazione sociale e territoriale e tra le nascenti forze politiche meridionaliste che remano nella direzione diametralmente opposta: l’equità sociale e territoriale.

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Insieme agli economisti Adriano Giannola, Luca Bianchi, Gianfranco Viesti e Pietro Massimo Busetta e ai giornalisti e scrittori Marco Esposito, Pino Aprile e Roberto Napoletano, il costituzionalista emerito della “Federico II” di Napoli Massimo Villone è uno dei principali esponenti della mobilitazione contro l’autonomia regionale differenziata, meglio conosciuta come “secessione dei ricchi”.

Oltre a profondere il suo impegno pedagogico-civile in favore della soluzione della “nuova questione meridionale” sia partecipando a numerosi incontri pubblici tenutisi in tutta Italia, sia scrivendo per le pagine del “Manifesto” e di “Repubblica Napoli”, sia aderendo a coordinamenti e comitati democratico-progressiti-radicali, Coordinamento per la democrazia costituzionale, di cui è anche Presidente, e Comitato per il ritiro di ogni autonomia differenzia, per l’unità della Repubblica e l’uguaglianza dei diritti, Villone ha offerto un contributo organico ed approfondito al dibattito relativo all’attuale divario tra il Nord e il Sud del Paese con il testo, Italia divisa e diseguale. Regionalismo differenziato o secessione occulta?, Editoriale Scientifica, Napoli, 2019.

Sulla base di fonti primarie di natura giuridica e di fonti secondarie di natura critico-pubblicistica, Villone ricostruisce in modo chiaro e rigoroso la genesi e lo sviluppo storico dell’attuale divario territoriale, partendo dai “primi passi della Lega” (1987), per giungere, dopo essersi soffermato sulla riforma cruciale del Titolo V della Costituzione (2001), alla mobilitazione contro l’attuazione del regionalismo differenziato richiesto dalle Regioni Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna con i pre-accordi del 28 febbraio 2018 a cavallo tra il Governo Gentiloni ed il primo Governo Conte.

Attraverso questo rigoroso ed ampiamente documentato excursus storico-giurdico-politico il costituzionalista emerito della “Federico II” dimostra che, in occasione della nascita del Governo giallo-verde (2018), mediante l’autonomia regionale differenziata, si sia voluto dare continuità al perseguimento di un disegno promosso in modo trasversale dalle maggiori forze politiche del Paese: la “secessione occulta” sia in ambito fiscale che giuridico-politico del Nord, a tutto discapito di un Sud lasciato “senza contratto”. “Secessione occulta”, rimarca Villone, in totale contrasto con “principi costituzionali imprescindibili”, quali quelli di uguaglianza, perequazione e solidarietà territoriale.

Infatti, secondo Villone, mediante la secretazione dei Pre-accordi con le Regioni Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna ed il conseguente impedimento del dibattito parlamentare su una riforma di portata dirompente per la tenuta unitaria dell’intero sistema Paese si è voluto accordare alle suddette Regioni un privilegio del tutto illegittimo sull’assegnazione delle risorse finanziarie, contestualmente al trasferimento di poteri legislativi su materie di interesse nazionale, istruzione, sanità, infrastrutture, lavoro, per potere garantire l’unità del Pese e la sostanziale uguaglianza nella fruizione dei diritti da parte di tutti i cittadini italiani, ovunque essi risiedano, da Sud a Nord.

Insomma, grazie anche al contributo critico offerto da Villone si è ben capito che il regionalismo differenziato in salsa lombardo-veneta ed emiliano-romagnola non è altro che la cifra precipua della “nuova questione meridionale”: il tentativo di istituzionalizzare definitivamente lo storico divario tra il Nord e il Sud di un’Italia sempre più “divisa e diseguale” a tutto vantaggio del primo e ad irreparabile danno non solo del secondo, ma, appunto, della tenuta unitaria dell’intero sistema Paese.

Così come dall’accurata ricostruzione critica svolta da Villone nel suo testo emerge chiaramente il totale vuoto di rappresentanza dei diritti e delle istanze dei 21 milioni di cittadini meridionali.

Un vuoto di rappresentanza che, come di recente ha evidenziato anche l’economista Busetta (“il Quotidiano del Sud”, 3 aprile 2021), può essere colmato solo da una forza politica territoriale, meridionale e meridionalista che, coerentemente ai valori guida costituzionali e repubblicani di uguaglianza e solidarietà, si batta per la perequazione e la coesione sociale e territoriale.

E non si dica che una tale forza politica sia una versione speculare della Lega Nord, in quanto non si possono mettere sullo stesso piano forze politiche che, come non solo la Lega, ma anche come il Partito democratico, Forza Italia e il M5S, che, seppure con dei distinguo, hanno operato e continuano ad operare nella direzione della rottura del patto repubblicano di solidarietà, ed una forza meridionalista, che, come, ad esempio, il M24A di Pino Aprile ed altri comitati e movimenti meridionalisti di orientamento laico, progressista e radicale, tentano di porre al centro del dibattito politico-culturale proprio il ripristino del patto repubblicano dai primi ampiamente tradito.

Non si faccia come la notte hegeliana in cui tutte le vacche sono nere, ma si distingua tra forze politiche anche sedicenti nazionali che, oramai, da decenni, essendo espressione dei poteri forti settentrionali, remano nella direzione della sperequazione sociale e territoriale e tra le nascenti forze politiche meridionaliste che remano nella direzione diametralmente opposta: l’equità sociale e territoriale.