BUONA LA PRIMA : LA RESISTENZA DEL SUD RIPARTE DA NAPOLI

Dal Molise, dalla Basilicata, dalla Puglia, dalla Campania, dal profondo Sud calabrese e dalla Sicilia i sindaci si sono ritrovati a Napoli per denunciare l’ennesimo scippo che si sta consumando ai danni del Sud e delle isole attraverso una redistribuzione iniqua e ingiusta dei circa 191,5 miliardi arrivati all’Italia nel quadro del Recovery Fund, il piano europeo di recupero dalla Pandemia e di rilancio dell’economia. 

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Domenica, 25 Aprile, circa 80 sindaci della rete Recovery Sud si sono mobilitati a Napoli, insieme a singoli cittadini, associazioni e movimenti, per rivendicare la giusta distribuzione dei fondi del Recovery Plan e consegnare una lettera al prefetto di Napoli sottoscritta dai circa 600 sindaci meridionali firmatari del manifesto della rete.


Dal Molise, dalla Basilicata, dalla Puglia, dalla Campania, dal profondo Sud calabrese e dalla Sicilia i sindaci si sono ritrovati a Napoli per denunciare l’ennesimo scippo che si sta consumando ai danni del Sud e delle isole attraverso una redistribuzione iniqua e ingiusta dei circa 191,5 miliardi arrivati all’Italia nel quadro del Recovery Fund, il piano europeo di recupero dalla Pandemia e di rilancio dell’economia.

La Commissione Europea, con l’approvazione del budget nel Luglio 2020, ha suddiviso le risorse tra i paesi membri in base ad un algoritmo basato su 3 parametri: 1) Popolazione 2) PIL pro capite 3) Tasso di disoccupazione negli ultimi 5 anni. L’Italia ha ricevuto la sua percentuale sulla base di questi criteri e, secondo questi stessi criteri, le regioni del Mezzogiorno avrebbero diritto a circa il 68% delle risorse previste.
Al contrario, già quando si iniziò a sentir parlare per la prima volta di Recovery Plan e Next Generation EU, durante il governo Conte bis, la percentuale destinata al Sud appariva inadeguata. Con il governo Draghi, a evidente trazione nordista, la situazione non è cambiata e l’ultima grande presa in giro è quella della Ministra del Sud Mara Carfagna, che esorta oggi sindaci e abitanti del Sud ad esultare perché è riuscita ad assicurare il 40% delle risorse disponibili, cioè circa 60 miliardi in meno a quelli previsti dagli stessi criteri UE, e mira a confondere i piani parlando di altri investimento programmati per il Sud nel contesto della spesa ordinaria o di altre linee di finanziamento UE.

Gli interventi dei sindaci durante la manifestazione di ieri, sindaci che in queste settimane hanno occupato i consigli comunali, sono stati spesso duri e radicali, hanno ricordato gli effetti di un modello sperequativo e diseguale che da tanti anni impone al Sud il ruolo di colonia interna. L’emigrazione dei tanti giovani e lo spopolamento dei comuni piccoli, l’assenza di asili nido, l’inadeguatezza e la fatiscenza delle infrastrutture ferroviarie, l’insufficienza della mobilità urbana è tante altre piaghe che affliggono i nostri territori sono conseguenza diretta della distribuzione iniqua delle risorse da parte dello stato centrale.

Oltre i sindaci la manifestazione ha visto anche la partecipazione di singoli cittadini e realtà politiche, sindacali, associative e alcuni interventi hanno ribadito che senza rispetto del principio di uguaglianza sancito dall’articolo 3 della costrizione non c’è Repubblica democratica e che senza equità l’unica strada possibile è la progressiva conquista di autonomia decisionale ed autodeterminazione politica.

Infine, alcuni sindaci hanno scelto di concludere la manifestazione, prima di intraprendere una passeggiata verso il castel dell’Ovo, cantando l’inno di mameli, il resto della piazza si è diviso tra chi ha scelto di non cantarlo e chi di fischiarlo. Comprendiamo la scelta dei sindaci di cantare l’inno, forse anche loro in maniera provocatoria ma dopo 160 di colonialismo interno, assolutamente non biasimiamo chi ha scelto di fischiare o semplicemente di non cantarlo, come hanno fatto alcuni dei nostri attivisti.

Dopo le ultime dichiarazioni della Ministra Carfagna in risposta alla manifestazione di Napoli, la rete Recovery Sud ha risposto con una lettera aperta, pubblicata dalla stampa e su diversi canali social, e hanno rilanciato la mobilitazione per le prossime settimane. Anche noi continueremo la battaglia contro gli scippi sostenendo la rete dei sindaci e promuovendo altre iniziative.