“Vogliamo una riforma strutturale della Scuola”. Le rivendicazioni degli studenti dopo il rientro in presenza.

Qual è la proposta degli studenti ? Cosa hanno chiesto nella lettera scritta al neo Ministro dell'Istruzione Bianchi ? Breve intervista.

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Striscione del movimento studentesco napoletano.

“Vogliamo una riforma strutturale della scuola”, dice Nina (studentessa del Liceo Vittorio Emanuele) e ancora “Non si tiene conto di un problema sistemico”, parola di Leone (Rappresentante d’Istituto del Liceo Antonio Genovesi). Queste frasi getterebbero sicuramente in confusione tutti coloro (compresi i colleghi della carta stampata o digitale) i quali affermano, sulla base della polarizzazione del dibattito “Sì DaD-No DaD”, la presunta posizione del movimento studentesco, piazzato, secondo questi, sul secondo polo.

Ma è davvero questo il terreno di gioco ? E’ un campo su cui troviamo di fronte due squadre, in acerrima competizione, che portano, ciascuno, la propria posizione qualitativa sulla DaD ? A quanto pare è così secondo genitori, giornali, televisioni e informazione via web. Andando ad analizzare, invece, le reali rivendicazioni, le continue sollecitazioni e le stacanovistiche mobilitazioni del movimento studentesco che, nell’arco di un anno, ha denunciato senza sosta le innumerevoli contraddizioni amplificatesi con il decorso dell’emergenza sanitaria, scopriamo che il discorso è radicalmente diverso.

Abbiamo intervistato Nina Ambron, Marcello Gemma e Leone Curti; tre studenti liceali, protagonisti delle mobilitazioni studentesche a Napoli. 

Nina Ambron, 16 anni, studentessa del Liceo Vittorio Emanuele
Marcello Gemma, 17 anni, studente del Liceo Vittorio Emanuele
Leone Curti, 18 anni, Rappresentante d’Istituto del Liceo Antonio Genovesi

Chiariamo subito questo aspetto: vi definite No-DaD ?

Secondo noi -comincia Nina- la DaD deve essere intesa come uno strumento emergenziale; in una situazione d’emergenza come l’abbiamo vissuto a Marzo dell’anno scorso, in un momento in cui nessuno sapeva il da farsi, l’unica soluzione era questa. Adesso, dopo più di un anno, non può più esserlo, non deve più far parte della “normalità”.

Il vostro motto è stato il “Ritorno in sicurezza”. Questo premette che, affinché si crei una reale condizione di sicurezza, si metta mano ai luoghi impostati per la formazione degli studenti. Quali misure si sarebbero dovute applicare affinché gli studenti potessero usufruire appieno del diritto allo studio ?

I problemi non sono nati a causa della pandemia, ma sono presenti da prima; come la questione delle strutture, del sovraffollamento (le classi pollaio), degli spazi; in questo senso abbiamo proposto la riqualifica degli spazi verdi, dello spazio pubblico, in favore di un nuovo assemblaggio dei luoghi scolastici. Si sarebbe dovuto pensare al Trasporto pubblico -incalza- il cui ampliamento avrebbe permesso maggiore sicurezza negli spostamenti massivi, non solo per noi studenti, ma anche per tutti i lavoratori.

Quando poteva essere fatto ? Durante il periodo estivo. Ma si è pensato esclusivamente a far ripartire l’economia. Si è pensato alle discoteche, al Turismo…è stato un “libera tutti”…ma la Scuola, evidentemente, non era nei piani di chi ha pensato a come sarebbe dovuta essere la ripartenza (ndr.). Ecco, sicuramente in quel periodo, si sarebbe potuto fare qualcosa.

“Quando è iniziato un vero e proprio dialogo (con le istituzioni ndr.), le modalità di rientro che abbiamo proposto sono state del tutto evitate; ci hanno fatto capire che neanche loro sapevano cosa stessero combinando”

Qual è stato il vostro rapporto con le Istituzioni ? Cosa avete chiesto ? Che risposta avete ricevuto ?

Il contatto non è stato immediato. -continua, a questo punto, Marcello– E noi siamo rimasti delusi, siccome ci aspettavamo, quantomeno, di essere presi in considerazione, data la drammaticità della situazione. Quando è iniziato un vero e proprio dialogo, le modalità di rientro che abbiamo proposto sono state del tutto evitate; ci hanno fatto capire che neanche loro sapevano cosa stessero combinando.

Quindi qual è stata la loro risposta ?

Nessuna. -conclude Marcello

Ciò che emerge da questa intervista, a questo punto, è il suo nucleo centrale, ciò che avete letto nel titolo e sottotitolo; lo studentato è ormai maturo e lontano da posizioni meramente contrarie o favorevoli alla Didattica a Distanza; questa non è granché utile in Italia, ma soprattutto al sud, dove, per una serie di questioni legate al divario (ritrovabili in “Didattica a distanza: le risposte degli studenti”, un articolo che scrivemmo ad aprile dell’anno scorso), non è proponibile agli studenti e alle studentesse meridionali. La DaD andava intesa come uno “strumento emergenziale” (per riprendere le parole di Nina) e, nello scorrere di un anno, mentre le istituzioni restavano ferme, gli studenti hanno promosso una solida rete di proposte per arginare un problema, le cui soluzioni, non sono mai state neanche annusate.

Mobilitazione per la questione “Spazi”.
Mobilitazione per la questione “Trasporti”.
“Rientro in sicurezza” per gli studenti intervistati significa prima di tutto avere, nei luoghi di formazione, le condizioni necessarie per viverli in sicurezza. Ecco lo striscione per la questione “Salute”.

Spazi, Salute e Trasporti; ecco svelati i reali campi su cui gli studenti hanno combattuto contro la Pandemia. Ora il dibattito si sposta nei luoghi dove forse le Istituzioni di Roma non avrebbero voluto si muovessero, perché oscuri, impolverati da decenni di malapolitica, di abbandono. Ora è chiaro che polarizzare il discorso sulla DaD significa fare il gioco delle stesse Istituzioni centrali che, come dice l’ultimo studente intervistato, Leone, hanno “dimostrato lontananza” dagli studenti e dalla scuola.

Patrizio Bianchi e Lucia Azzolina, rispettivamente attuale ed ex Ministro dell’Istruzione.

Recente è la lettera degli studenti napoletani, scritta al neo Ministro dell’Istruzione Bianchi. Il contenuto della lettera, però, sottolinea quei problemi di cui, all’inizio della nostra intervista, ci parlava Nina. Difatti, se “i problemi sono iniziati prima”, qual è stata l’evoluzione di questi durante l’emergenza sanitaria ? Ce lo spiega proprio Leone.

Qual è il contenuto della lettera ?

Nella lettera al ministero non vengono toccati i punti di cui si è discusso di più; le sperequazioni e l’inefficienza della DaD nelle “scuole di Serie B” (le scuole di periferia, le scuole del meridione), nel quadro dello stato della digitalizzazione in Italia; il cui scenario, già carente nelle regioni del nord, è invece drammatico al sud. Punto centrale di questa lettera è il tema della valutazione; su quanto gli schemi di valutazione siano fermi al mondo pre-pandemico, senza adeguarsi alle difficoltose dinamiche sviluppatesi con l’emergenza.

ValutarE e PUNIRE ? LA “SERIETA’ “dI CUI NON ABBIAMO BISOGNO 

“Valutare e punire ? La “serietà” di cui non abbiamo bisogno” così recitano le ultime righe della lettera al Ministro, continua Leone: ci apprestiamo a sostenere un Esame di Stato “serio”, “non come quello dell’anno scorso” (riferendosi alle dichiarazioni di Azzolina dello scorso gennaio sull’Esame di Stato 2020), il che dimostra una lontananza delle Istituzioni, non solo sulle contraddizioni della DaD, ma anche sugli strumenti di valutazione. Non si tiene conto di un problema sistemico; ogni studente esce dalle scuole superiori con un numero, il quale non quantifica realmente la bravura né il lavoro che ha fatto durante il suo percorso. Ora  continuare con questi criteri di valutazione, punendo chi è in difficoltà, è un sistema che dimostra appieno la lontananza delle istituzioni.

Chiediamo una tutela sui criteri di valutazione; -chiude il discorso, Nina- questi già da molto tempo sono fasulli, perché sono solo un numero e nulla di più. Ora come non mai, però, sentiamo che davanti a uno schermo, questi criteri non rispecchiano niente del profilo reale dello studente.

La Campania, da ieri, è tornata in zona gialla. Quali sono, adesso, le misure da adottare per la scuola ?

Permane, sicuramente, il problema degli spazi, che come ho già detto, è fra i problemi esistenti già da prima. Va messo mano sull’edilizia scolastica, sul Trasporto pubblico. Ancora più importante, però, è un cambio di passo del Governo, che va fatto nella direzione di nuove priorità; la Scuola deve andare di pari passo con la Sanità, è in una riforma strutturale della scuola che si dovrebbe investire, non nei banchi a rotelle.

Striscione del movimento studentesco napoletano sulle recenti mobilitazioni.

Cosa ne pensate della didattica mista ? Cosa proponete voi, in conclusione ?

La didattica mista è stata usata perché non ci sono gli spazi, i problemi sono correlati; è sugli spazi che bisogna agire, sul Trasporto, sul superamento delle classi pollaio di memoria gelminiana. Il dibattito “Sì DaD-No DaD” non è centrale, noi vogliamo una riforma strutturale della Scuola.