La notte hegeliana in cui tutte le vacche sono nere. Lo storico Francesco Barbagallo colloca la destrossa Meloni sulla stessa linea meridionalista del socialista Salvemini e del comunista Gramsci

La classica notte hegeliana in cui tutte le “vacche sono nere”, in quanto Barbagallo riporta sotto un comune denominatore, lo sviluppo del Mezzogiorno, l’erede di Alleanza Nazionale ed attuale leader del Partito di destra Fratelli d’Italia Giorgia Meloni, di cui, sinceramente, si ignora il suo precedente impegno meridionalista, il liberale Giustino Fortunato, il socialista Gaetano Salvemini, il democratico-radicale Francesco Saverio Nitti, il cattolico democratico Luigi Sturzo, il comunista Antonio Gramsci e l’autonomista Guido Dorso. Tutti intellettuali e politici accumunati anche dalle loro coerenti ed intransigenti posizioni anti-fasciste.

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Di recente (“Il Mattino”, 14 maggio 2021), lo storico Francesco Barbagallo ha espresso i suoi apprezzamenti per le posizioni politiche assunte da Giorgia Meloni sul tema del Mezzogiorno.

Ho trovato molto interessanti – ha scritto Barbagallo – le considerazioni di Giorgia Meloni sul Mezzogiorno e la ripresa dello sviluppo italiano esposte nel suo libro e pubblicate ieri su questo giornale. La leader di Fratelli d’Italia non si limita a citare il Gramsci della ‘questione meridionale’, ma invoca una politica di investimenti pubblici, anzitutto nelle infrastrutture, per superare la storica arretratezza del Sud e fargli assumere il ruolo di volano per il rilancio dello sviluppo in Italia. È significativo anche il riferimento ai positivi risultati dell’intervento pubblico esercitato, negli anni della riunificazione, dalla Germania verso le regioni dell’Est”.

Di fatto, sulla base del tema dello sviluppo del Sud, lo storico salernitano colloca la Meloni sulla linea meridionalista, da lui stesso evocata, di “Fortunato, Salvemini, Nitti, Sturzo, Gramsci, Dorso”. Linea meridionalista che, sottolinea Barbagallo, “pone il Mezzogiorno al centro di un più equilibrato sviluppo dello stato nazionale italiano, che rimarrà in larga misura irrealizzato”.

La classica notte hegeliana in cui tutte le “vacche sono nere”, in quanto Barbagallo riporta sotto un comune denominatore, lo sviluppo del Mezzogiorno, l’erede di Alleanza Nazionale ed attuale leader del Partito di destra Fratelli d’Italia Giorgia Meloni, di cui, sinceramente, si ignora il suo precedente impegno meridionalista, il liberale Giustino Fortunato, il socialista Gaetano Salvemini, il democratico-radicale Francesco Saverio Nitti, il cattolico democratico Luigi Sturzo, il comunista Antonio Gramsci e l’autonomista Guido Dorso. Tutti intellettuali e politici accumunati anche dalle loro coerenti ed intransigenti posizioni anti-fasciste.

Ma a prescindere dalle abissali differenze ideologico-politiche che separano la Meloni dal gota meridionalista del “secolo breve”, come si possono porre in continuità le posizioni della leader di Fratelli d’Italia sul Mezzogiorno, posizioni di “maniera” che sembrano riecheggiare la vulgata delle tesi della Svimez, con il coerente, sistematico e continuo impegno meridionalista, ad esempio, di Gaetano Salvemini ed Antonio Gramsci, che non si limitarono a porre la questione meridionale nei termini del solo sviluppo economico, bensì la lessero nei termini politici della costruzione di un blocco rivoluzionario operaio-contadino che si contrapponesse a quello conservatore agrario-industriale?

Come si possono equiparare, solo per fare un ultimo esempio, le affermazioni della Meloni sugli investimenti pubblici al Sud, sul solo cosa fare e non anche sul chi lo deve fare, alle posizioni autonomistico-radicali espresse da Dorso nella sua Rivoluzione meridionale?

Per dipanare la notte hegeliana in cui tutte le “vacche sono nere”, ci si attende da Francesco Barbagallo, docente emerito di Storia contemporanea presso la “Federico II” di Napoli, una nuova edizione riveduta, corretta ed integrata, magari proprio con le tesi “meridionaliste” di Giorgia Meloni, del suo interessante ed agile volumetto su Mezzogiorno e questione meridionale. Buon lavoro, prof. Barbagallo.