Il paradosso: se Pino Aprile che si batte per l’equità è un passatista reazionario allora anche la Costituzione italiana è un rigurgito passatista e reazionario

Ebbene, se chi come Pino Aprile si batte per la solidarietà, la coesione e l’equità, se chi come Pino Aprile si batte per l’uguaglianza nella fruizione dei diritti da Sud a Nord è un passatista reazionario che persegue un “fine immondo” allora anche la Costituzione italiana è un rigurgito passatista e reazionario volta al perseguimento di un “fine immondo”. Ed ora qualcuno provi a sciogliere questo bel paradosso!

0
1378

Nel corso degli tre ultimi decenni circa si è assistito ad una recrudescenza della storica e mai risolta questione meridionale, che è stata la diretta conseguenza di un distorto processo di unificazione nazionale, che, sin dalle origini, si è caratterizzato per la conquista prima ed il sacrificio poi di un’ampia parte del Paese, il Sud “ozioso”, “malavitoso” ed “arcaico”, sull’altare degli interessi dell’altra, il Nord “civile”, “virtuoso” e “moderno”.

Insomma, la “Malaunità” denunciata da un ‘noto’ e ‘famigerato’, si fa per dire, ‘neoborbonico’ del secondo Ottocento, il liberale moderato Pasquale Villari, il padre del meridionalismo classico, il cui centenario della morte nel 2017 non è stato commemorato neanche nella sua città natia, Napoli.

Evidentemente, ancora oggi le sue Lettere meridionali sono del tutto indigeste ai più, proprio a partire dagli eredi della borghesia giacobina e crociana meridionale che perpetua e si crogiola sul mito dell’Italia una ed unificata, quando, invece, dati statistici alla mano (anche questi di chiara matrice neoborbonica?) esistono ancora due Italie per livelli di sviluppo economico, sociale, culturale e civile, quando ancora oggi l’Italia è sempre più “divisa e diseguale”.

Ora, non solo la retorica di un Paese “uno e indivisibile”, ma anche l’ideologia mistificatrice di un Nord “efficiente” ed “efficace” e di un Mezzogiorno considerato come la sua eterna “palla al piede”, come la “parte cattiva del Paese”, sono state svelate come tali dalla pandemia da Covid-19.

Questa è la tesi di fondo ben documentata ed argomentata ne Il male del Nord. Perché o si fa Italia da Sud o si muore, uno degli ultimi saggi del giornalista e scrittore meridionale e meridionalista Pino Aprile, che, dopo la pubblicazione di Terroni, è stato etichettato come “anti-risorgimentale” (Cfr., tra gli altri, S. Lupo, L’unificazione italiana) e “neoborbonico” (Cfr., tra gli altri, “il Manifesto”, 23/01/2021). Là dove, si badi bene, coerentemente al consueto uso politico di uno dei più classici cliches antimeridionali, negli ambienti della borghesia progressista e radicale i termini “anti-risorgimentale” e “neoborbonico” sono stati e sono tuttora usati con l’accezione negativa di “passatista”, “sanfedista”, “monarchico”, “reazionario” ed “antipatriottico”. Un vero e proprio grimaldello ideologico utilizzato per denigrare e screditare ad personam chi, come Pino Aprile, e non solo Pino Aprile, ha contribuito ed ancora oggi contribuisce a rilanciare il dibattito politico-culturale sulla questione meridionale, svelando anche il “cuore di tenebra” del cosiddetto Risorgimento nazionale. “Cuore di tenebra” già denunciato in passato da altri autorevoli esponenti del meridionalismo classico, quali, ad esempio, il garibaldino e repubblicano radicale di origini siciliane Napoleone Colajanni e il comunista di origini sarde Antonio Gramsci, evidentemente anche loro, senza esserne per niente consapevoli, dei precursori dei “neoborbonici” contemporanei.

Date queste premesse, si può ritenere che anche nel suo Male del Nord lo scrittore pugliese dia prova di perseguire quello che Alessandro Barbero considera come il suo “fine immondo”, ossia “accendere passioni violente sulla base di informazioni false”. Ma facendo cosa? Seminando odio? Aizzando novelle truppe sanfediste contro la borghesia illuminata? Niente di tutto questo, anzi l’esatto contrario!

Infatti, sulla base di dati criticamente accertati, come quelli relativi alla ripartizione della spesa sanitaria tra Nord e Sud, e di riferimenti critici di spessore, tra gli altri quelli agli studi di Gianfranco Viesti e di Thomas Piketty, Aprile smaschera il mito di un Nord “locomotiva” del tutto organico al modello di sviluppo neoliberista incentrato sulla distribuzione ineguale delle risorse, “troppo a pochi e poco a troppi”, per chiedere, invece, – ‘coerentemente’ alle sue presunte posizioni passatiste? – di unificare le due Italie nel rispetto dell’equità sociale e territoriale e degli altri principi fondamentali della Costituzione della Repubblica democratica italiana.

Ebbene, se chi come Pino Aprile si batte per la solidarietà, la coesione e l’equità, se chi come Pino Aprile si batte per l’uguaglianza nella fruizione dei diritti da Sud a Nord è un passatista reazionario che persegue un “fine immondo” allora anche la Costituzione italiana è un rigurgito passatista e reazionario volta al perseguimento di un “fine immondo”. Ed ora qualcuno provi a sciogliere questo bel paradosso!