Europei di calcio, le due Italie. Per quale tifare? Per quella dei “fratelli” o per quella dei “fratellastri” d’Italia?

Ma i cittadini dell’Emilia-Romagna e della Calabria, di Reggio Emilia e di Reggio Calabria, uniti nel cielo astratto dell’immaginario simbolico-sportivo, sono davvero “Fratelli d’Italia” anche sul piano sociale, economico e soprattutto sul quello della fruizione dei più basilari diritti di cittadinanza?

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All’interno della più ampia cornice del variegato ed articolato sistema delle agenzie educative che concorrono alla formazione dei soggetti ai più diversi livelli – sociale, economico, etico, politico e culturale – le manifestazioni sportive ricoprono un ruolo fondamentale nei processi di costruzione delle identità nazionali, come, ad esempio, accade durante i mondiali e gli europei di calcio, in occasioni dei quali viene mobilitato un vasto armamentario simbolico, dagli inni alle bandiere, passando per le divise, atto a cementare le diverse appartenenze nazionali.

Così durante questi caldi giorni estivi accade che in occasione delle partite degli Europei di calcio 2020/2021 che vedono protagonista la nazionale italiana si intoni l’inno “Fratelli d’Italia” e si esulti per un suo goal al grido di “Italia!” “Italia!” dal Nord al Sud dello Stivale, e dunque anche dall’Emilia-Romagna alla Calabria, da Reggio Emilia a Reggio Calabria.

Ma i cittadini dell’Emilia-Romagna e della Calabria, di Reggio Emilia e di Reggio Calabria, uniti nel cielo astratto dell’immaginario simbolico-sportivo, sono davvero “Fratelli d’Italia” anche sul piano sociale, economico e soprattutto sul quello della fruizione dei più basilari diritti di cittadinanza?

Ebbene, non lo sono affatto, in quanto, ad esempio, entro l’ambito dello “scippo” di circa 60 miliardi di euro l’anno di spesa pubblica complessiva pro-capite perpetrato nei confronti dei 21 milioni di cittadini meridionali, non solo i “fratelli” emiliano-romagnoli hanno un reddito medio di 23.950 euro l’anno rispetto ai soli 16.910 dei “fratellastri” calabresi, ma sempre ai primi, ai “fratelli”, lo Stato italiano assicura anche un investimento in spesa sanitaria annuale pro-capite di circa 84 euro, a fronte degli scarsi 16 euro destinati ai secondi, ai “fratellastri”.

Così come, sempre a titolo esemplificativo, la stessa Repubblica italiana, sì una ed indivisibile, ma solo sulla carta e nel cielo illusorio del simbolico, per gli asili nido assicura a Reggio Emilia 2.400 euro pro-capite, mentre Reggio Calabria di euro ne riceve soltanto 59.        

In sostanza, a Costituzione del tutto rovesciata, dietro la maschera ideologica della retorica unitaria tra “fratelli” e “fratellastri” si cela la cruda realtà della vergogna civile delle due Reggio e delle due Italie. Per quale delle due tifare? Per quella dei “fratelli” o per quella dei “fratellastri” d’Italia?