Svimez: “Diritto all’istruzione, Sud svantaggiato per servizi all’infanzia, tempo prolungato e maggiore percentuale di abbandoni scolastici precoci”

Purtroppo anche l’ultimo Rapporto Svimez su L’economia e la società nel Mezzogiorno certifica il persistere di un’Italia a due velocità non solo per quanto concerne i principali indicatori sociali ed economici, ma pure per quanto riguarda i livelli di cittadinanza, maggiormente tutelati al Nord e limitati al Sud.

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Purtroppo anche l’ultimo Rapporto Svimez su L’economia e la società nel Mezzogiorno certifica il persistere di un’Italia a due velocità non solo per quanto concerne i principali indicatori sociali ed economici, ma pure per quanto riguarda i livelli di cittadinanza, maggiormente tutelati al Nord e limitati al Sud.

A causa del taglio effettuato

A causa del taglio di circa 10miliardi di euro della spesa pubblica nel settore scuola effettuato nel corso degli ultimi 14 anni, “L’Italia e soprattutto il Mezzogiorno – rileva la Svimez – rimangono ancora distanti dai target europei nei servizi all’infanzia (il 33% di copertura nella fascia 0-2 anni). Il livello dei posti si attesta al 26,9% dei bambini fino a 2 anni con elevate disparità territoriali: circa il 15% la copertura nelle Regioni del Sud”.

Nel passaggio dagli asili nido alla scuola dell’infanzia ed alla scuola primaria, prosegue la Svimez, il divario Nord-Sud si sposta dagli spazi scolastici al tempo scuola: “Nel Mezzogiorno è molto meno diffuso l’orario prolungato nella scuola d’infanzia (5,3% dei bambini), e, viceversa più diffuso l’orario ridotto (19,7%) rispetto al Centro-Nord (17,3% e 3,6% rispettivamente i bambini ad orario prolungato e ridotto) mentre nella scuola primaria la percentuale di alunni che frequentano a tempo pieno è più bassa nelle regioni meridionali (17,6%) rispetto al resto del Paese (47,7%)”.

“Gli early leavers meridionali – evidenzia la Svimez – che lasciano prematuramente il sistema formativo sono il 16,3% al Sud a fronte dell’11,2% delle regioni del Centro-Nord: 253mila giovani meridionali con al massimo la licenza media e fuori dal sistema di istruzione”.

L’Italia vista da Sud, si potrebbe concludere, non solo ha bisogno di rilanciare la spesa pubblica in un settore nevralgico, quale quello dell’istruzione, sia per la tutela dei diritti che per le notevoli implicazioni di carattere sociale, culturale ed economico, ma ha bisogno anche e soprattutto di una maggiore equità nella ripartizione territoriale di tali risorse se non si vuole che il Paese si spacchi definitivamente ed irreparabilmente in due.