Giuliano Laccetti: “Pnrr e Mezzogiorno: tre indizi fanno una prova”. Si aggiunga il quarto, l’autonomia differenziata

Fanno una prova di cosa? La prova che, contrariamente a quanto richiestoci dall’Unione Europea, il disegno sotteso all’utilizzo dei circa 200 miliardi di euro del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) mira a favorire la solita “locomotiva” Nord, a discapito non solo del Sud, ma della coesione economica, sociale e territoriale dell’intero sistema Paese.

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Di recente, l’accademico federiciano Giuliano Laccetti, nonché Presidente del Comitato scientifico dell’associazione “e-LaborAzione” e membro del Dipartimento nazionale Istruzione e Ricerca di Articolo UNO, ha pubblicato sulla rivista on-line “La Prima Pietra” un articolo ampiamente documentato ed argomentato dal titolo, “Pnrr e Mezzogiorno: tre indizi fanno una prova”.

Fanno una prova di cosa? La prova che, contrariamente a quanto richiestoci dall’Unione Europea, il disegno sotteso all’utilizzo dei circa 200 miliardi di euro del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) mira a favorire la solita “locomotiva” Nord, a discapito non solo del Sud, ma della coesione economica, sociale e territoriale dell’intero sistema Paese.

Agli indizi presentati da Laccetti si aggiunga anche quello relativo alla recente approvazione del disegno legge in “bianco” sull’autonomia differenziata, la cui attuazione comporterebbe la definitiva istituzionalizzazione del Mezzogiorno come colonia estrattiva interna di risorse economiche ed umane. Un disegno eversivo promosso a fari spenti dalle diverse anime del Partito trasversale del Nord: Lega Nord, Partito democratico e Forza Italia.

Di seguito la versione integrale dell’articolo di Giuliano Laccetti.  

Pnrr e Mezzogiorno: tre indizi fanno una prova

Tra i principi che ispirano il Next Generation EU, che noi dovremmo mettere in campo con il nostro Pnrr, vi è l’obiettivo di ridurre il gap economico, sociale e civile tra zone sviluppate e non. Non sembra questo l’intendimento del governo, sulla base di almeno tre diversi indizi che, secondo la vulgata popolare, che si ispira ad una frase della famosa giallista Agatha Christie, formano una prova.

Già a monte, con un’ardita operazione politica e il benestare di quasi tutti, al Mezzogiorno è stato destinato soltanto il 40% dei 200 miliardi ottenuti dall’Italia quando l’effetto del divario Nord-Sud “vale” circa 130 miliardi. Ma perlomeno questa percentuale del 40 (che pure non è la soluzione più corretta)  andrebbe salvaguardata.

Primo indizio

Coerentemente con la salvaguardia della percentuale del 40, il recente bando per i Progetti di Ricerca di Interesse Nazionale (Prin) del Ministero per l’Università e la Ricerca (MUR) prevedeva una linea dedicata ad Atenei e Istituzioni di ricerca del Sud a cui assegnare il 40% dell’intero ammontare di 741 milioni del finanziamento bandito. Tuttavia il bando è stato ritirato (2 volte) e una nuova versione cancella la linea Sud, specificando che il 40% per il Mezzogiorno riguarda solo i fondi provenienti dal Pnrr e non già quelli reperiti da altre fonti (come se riequilibrare il divario Sud-Nord fosse una bizzarra imposizione europea, e non invece una necessità nazionale ineludibile). Inoltre non si specificano i criteri con cui questo 40% verrà misurato e si elude la questione del 34% al Sud, per i fondi non Pnrr, come invece sarebbe dovuto per ogni spesa rivolta alla crescita del Paese.

Secondo indizio

Un recente bando del ministero dell’Interno, per progetti di rigenerazione urbana nei contesti socialmente più difficili, ha assegnato cospicui fondi ai comuni del Centro-Sud, e di Liguria ed Emilia. In questo caso sembra essere andata come ci si aspettava, secondo le direttive UE. Lombardia e Veneto quasi a bocca asciutta! Ma, ci sono stati … problemi? Proteste? Denunce di intellettuali e media? Niente di tutto ciò. I comuni veneti e lombardi, grazie a pressioni da parte di forze politiche ed istituzioni di centro, destra, sinistra (tutti del Nord), e purtroppo, in maniera indegna, incomprensibile, o peggio senza neanche conoscere le cose, con l’appoggio anche dall’ANCI (il cui presidente è Antonio Decaro, sindaco di Bari, una metropoli del Sud), si sono fatti assegnare “fuori sacco” ben 905 milioni. Così che Belluno, per combattere il disagio sociale bellunese potrà spendere 20 milioni. La stessa identica cifra che toccherà a Napoli. Ah, Belluno ha circa 35.000 abitanti, un ventisettesimo di quanti ne ha Napoli (circa 950.000).

Terzo indizio

Il 9 febbraio, a margine della presentazione di un accordo tra A2A (una multi-utility italiana, che opera in diversi settori) e Politecnico di Milano, in un «fuorionda», uno scambio di battute fra il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, e il sindaco di Milano, Beppe Sala, catturato e poi diffuso da LaPresse, il sindaco di Milano e il presidente lombardo si dicono preoccupati dalla strategia del governo sul Pnrr: «Dobbiamo farci furbi». Troppi soldi al Sud … “Basta con questo Sud, Sud, Sud …”, l’esclamazione del sindaco Sala. Al successivo intervento, soft ed educato,  del ministro Carfagna, la risposta del sindaco Sala che … non smentisce proprio niente, anzi aggrava la sua “posizione” (Sono d’accordo che il 40% vada al Sud. Ma sul restante 60% i bandi a volte funzionano con parametri che tendono ancora a favorire le aree più arretrate. Per cui è certo che alla fine al Sud andranno più del 40% delle risorse. Ognuno la può pensare come vuole, ma il mio non è egoistico campanilismo.” Mesi addietro, lo stesso Sala aveva candidato Milano: se le regioni del Sud non riescono a spendere, ci siamo noi).

Come molti sostengono, con diverse sfumature (Esposito, Viesti, Provenzano), il sistema dei bandi, con cui per la stragrande parte si assegnano fondi derivanti dal Next Generation EU, non è sempre la scelta migliore, e comunque va attentamente gestito e monitorato. E, addirittura a monte, sarebbe necessario, se proprio non si vuole usare la parole “centralizzazione”, un coordinamento nazionale tra ministeri, regioni, comuni, per individuare i fabbisogni locali, razionalizzare gli interventi, in modo che i bandi NON contengano errori, trucchi, artifizi che penalizzino il Mezzogiorno. Sono stabiliti i criteri di massima (condivisibili, nell’ottica di un riequilibrio Sud-Nord), poi  … si fanno i bandi. Va bene, ma chi scrive, e chi poi controlla, i bandi? Per dirla con Giovenale, quis custodiet custodes?

Ancora un indizio

Con il sistema dei bandi siamo sicuri che si abbia l’intenzione di far arrivare i soldi a chi ne ha più bisogno? O invece (anche in maniera non dolosa) si finisce con il valutare la capacità di scrivere un progetto, e quindi poi “premiare” non chi ha maggiore necessità di rigenerazione urbana, di attenuazione di disagio sociale, di asili nido, di impianti idrici, ecc …, ma … chi lo sa dire meglio? Un esempio di questo tipo, ulteriore “indizio”, è il recente bando del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali (MIPAAF), riguardante l’ammodernamento e/o la messa in sicurezza dei sistemi di irrigazione dei campi agricoli. La Sicilia ha presentato 31 Progetti per circa 400 milioni di euro, ma non ha ottenuto neanche un centesimo. I funzionari ed il ministro hanno fatto sapere che c’erano errori, omissioni, e/o non si rispettavano i criteri fissati. Tutto vero, per carità. Ma, torniamo a quanto si diceva prima: si vogliono risolvere i problemi di irrigazione dove ce n’è bisogno, in Sicilia, oppure si vuole finanziare la regione che commette meno errori nello scrivere un progetto, ma ha molto meno bisogno di mettere a posto l’irrigazione agricola?

In una recente intervista, Peppe Provenzano, vicesegretario PD, ed ex ministro per il Sud e la coesione territoriale, ha dichiarato: “I criteri dei bandi devono favorire quei territori in cui si registrano i maggiori ritardi rispetto agli obiettivi da conseguire. Questo non è avvenuto, ad esempio, nel caso dell’assegnazione delle risorse del Fondo asili nido e Scuole dell’Infanzia ai Comuni, oggetto di attenzione da parte dell’Ufficio Parlamentare di Bilancio. Le Regioni del Mezzogiorno hanno sì ricevuto oltre il 54% delle somme stanziate, ma i criteri del bando – che non prevedevano esplicitamente la distanza dall’obiettivo di copertura del 33% – hanno di fatto favorito le realtà a minor fabbisogno. Si è ancora in tempo a correggere ed è in corso uno sforzo su questo. In generale la priorità dev’essere il criterio della distanza dei territori dai target europei da conseguire”.
La vicenda a cui fa riferimento Provenzano (ne riferisce ad esempio, con grande evidenza, la Repubblica del 11 febbraio) riguarda un altro bando per asili nido, di dicembre scorso: in questo caso troppo sbilanciato a Sud, evidenzia Repubblica, quasi volesse dare man forte al sindaco Sala, circa il 54% dei fondi sono assegnati a comuni meridionali, ben oltre il 40%! A parte il fatto, è doveroso rimarcarlo ancora una volta, che questa quota del 40% è del tutto arbitraria, ché se proprio se ne volesse usare una più vicina alle richieste della UE si dovrebbe parlare di 65% almeno, in questo modo “asettico” e “statistico” di far di conto, si perdono di vista i soggetti in carne ed ossa, a cui devono essere rivolti questi progetti: i bambini, i loro genitori, i lavoratori. Se, mettiamo, l’80% dei bambini italiani senza posto in asilo nido sono nel Mezzogiorno, né il 40, né il 54, né il 65, sarebbero una cifra giusta, ma la percentuale giusta da assegnare al Mezzogiorno su quanto si ha a disposizione sarebbe l’80%! Tra l’altro, lo ricorda ancora Provenzano, questi criteri con cui si è arrivati alla ripartizione: Sud 54%, Centro-Nord 46%, sono del tutto arbitrari e privi di fondamento e base d’appoggio. Secondo l’Ufficio Parlamentare di Bilancio.

In definitiva, il divario Nord-Sud è uno dei principali freni allo sviluppo dell’Italia e bisogna continuare a operare affinché venga doverosamente affrontato, e avviato a soluzione!