Neo-liberismo, una “gabbia” fatale per il Sud senza rappresentanza, e non solo per il Sud. Come romperla? Fondare “comunità ribelli”

Chi romperà la “gabbia” fatale delle politiche neo-liberiste incentrate sul “merito” e sulle “colpe” e sulla conseguente “narrazione” dominante di un Sud da sempre considerato come la “parte cattiva del Paese” ? Politiche e narrazioni che giustificano anche la “secessione dei ricchi”, rilanciata, di recente, lungo quello che, sempre da Cuccurese, è stato definito l’“asse del male” Zaia-Bonaccini. Chi darà voce a milioni di “vinti” non solo del Mezzogiorno, ma anche del Settentrione, che oggi sono sempre più privi di un’adeguata rappresentanza?

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Uno degli assunti di fondo dell’ideologia neo-liberista consta nel ritenere  che i ricchi se sono ricchi lo devono solo ed esclusivamente ai loro talenti: il “merito” è tutto loro. Di contro, i poveri sono poveri soltanto ed unicamente per le loro “colpe”.

Una vera e propria rimozione della dialettica ricchezza-povertà, e non solo in termini socio-economici, ma anche culturali e civili. Come corollario, ne deriva che la ricchezza deve essere sempre di più concentrata nelle mani di pochi, che traineranno tutti gli altri, facendola “sgocciolare” su di loro.  

Ora si intrecci la portata sociale di tale assunto ideologico – diseguaglianze sociali, generazionali e di genere – con quella territoriale – divari Nord/Sud, centro/periferia, zone interne e zone urbane – e per quanto concerne la storica “questione meridionale” ci troveremo di fronte ad un aberrante ideologia etno-libersita gravida di conseguenze anche sul piano civile: il pericolo, come lo definisce il Presidente del Partito del Sud Natale Cuccurese, di una vera e propria “balcanizzazione” del Paese.

Un’ideologia sulla cui base si giustifica lo storico divario tra il Nord e il Sud di un’Italia sempre più “divisa e diseguale” in termini di superiorità della “locomotiva” Nord ed inferiorità della “palla al piede” Sud: se il Settentrione è sviluppato è solo ed esclusivamente “merito” suo e se il Meridione è arretrato e soltanto ed unicamente “colpa” sua. Ne segue che la ricchezza deve essere concentrata nelle regioni centro-settentrionali, che, bontà loro, ne faranno “sgocciolare” un po’ verso quelle meridionali dove risiedono gli eredi della “razza maledetta”.  

Dunque, ci troviamo di fronte ad un’aberrante ideologia razzista di matrice liberista fatta propria, anche se con sfumature diverse, dalle maggiori forze politiche sedicenti nazionali – Lega (Nord), Forza Italia, Partito Democratico, Fratelli d’Italia –, sulla cui base prima il Sud viene azzoppato con ingenti tagli alla spesa pubblica complessiva pro-capite, e poi viene accusato di non essere capace di partecipare ai bandi di gara per la ripartizione delle risorse finanziarie assegnateci dall’Europa proprio per colmare i divari territoriali.

Chi romperà la “gabbia” fatale delle politiche neo-liberiste incentrate sul “merito” e sulle “colpe” e sulla conseguente “narrazione” dominante di un Sud da sempre considerato come la “parte cattiva del Paese” ? Politiche e narrazioni che giustificano anche la “secessione dei ricchi”, rilanciata, di recente, lungo quello che, sempre da Cuccurese, è stato definito l’“asse del male” Zaia-Bonaccini. Chi darà voce a milioni di “vinti” non solo del Mezzogiorno, ma anche del Settentrione, che oggi sono sempre più privi di un’adeguata rappresentanza?

A questo problema di enorme portata politica, economica, sociale, culturale e civile, non soltanto per i territori meridionali, ma per l’intero sistema Paese, sta provando a dare un risposta concreta il “Laboratorio per la riscossa del Sud”, che, di recente, ha lanciato un appello a tutte le forze meridionali e meridionaliste di orientamento radicale e progressista per l’istituzione di “comunità ribelli”.

“Comunità ribelli” che lottino con il “cappello in testa” per la promozione dei bisogni e dei diritti disattesi delle classi popolari e lavoratici di un Sud, che, nel suo complesso, nel corso dell’ultimo trentennio, a seguito dell’egemonia della “questione settentrionale”, è divenuto sempre più oggetto di scelte politiche razziste e discriminatorie.