Pnrr, al Sud soltanto 25miliardi di euro su 211. Lo si ribattezzi Piano di ripresa e resilienza per il Nord (PrrN)

Si lotti col “cappello in testa” e non ci si appelli col “cappello in mano” al capo dei proto-leghisti, Enrico Letta. Quello che occorre alle masse popolari del Sud e dell’intero Paese è il rilancio della lotta di classe e non già l’ennesima versione fallimentare del riformismo borghese alla Pasquale Villari.

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A seguito della guerra russo-ucraina, mentre in Europa si ragiona sull’accelerare o meno il processo di integrazione economica, finanziaria, politica e militare, in Italia, invece, il Governo Draghi ha deciso di puntare tutto sull’accelerazione della definitiva spaccatura tra Settentrione “virtuoso” e Meridione “vizioso”. Da un lato, a livello europeo, spinte tendenzialmente centripete, dall’altro, a livello nazionale, spinte di sicuro centrifughe.

Infatti, coerentemente alle solite promesse da “marinai”, il Governo dei “migliori” sì destina al Sud il 40% delle risorse territorializzabili dei 211miliardi di euro del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), comprensivi anche del fondo complementare nazionale, ma, conti alla mano fatti da Marco Esposito (“Il Mattino”, 22 marzo), tra ipotesi di divisioni, stime e proiezioni, in realtà, si tratta di un 40% che corrisponde ad un ben più misero 12% scarso: 25miliardi di euro e solo sulla carta 86miliardi. A questo punto tanto vale ribattezzare il Pnrr in PrrN, ossia Piano di ripresa e resilienza per il Nord.

Inoltre, sempre lo stesso Governo dei “migliori” intende varare quanto prima la legge quadro sull’autonomia differenziata tramite la quale verrebbe istituzionalizzata definitivamente la condizione da sempre subalterna del Sud come “colonia estrattiva interna”.

E mentre c’è chi cerca di scongiurare il peggio presentando  (con il cappello in mano? Per la  serie, abbiate pietà?) l’ennesimo “appello” per il Mezzogiorno al Presidente del Pd Enrico Letta, che, tramite il suo “compagno” di Partito, il proto-leghista Stefano Bonaccini, promuove anche lui il “saccheggio” del Sud e la “secessione dei ricchi”, c’è, invece, chi, come Lab-Sud ed altre organizzazioni territoriali, promuove la “riscossa del Sud” tramite la costituzione di “comunità” meridionali “ribelli”, che lottino con il “cappello in testa” per i loro bisogni ed i loro diritti storicamente disattesi. Quello che occorre alle masse popolari del Sud e dell’intero Paese è il rilancio della lotta di classe e non già l’ennesima versione fallimentare del riformismo borghese alla Pasquale Villari.