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Pubblichiamo il comunicato di Zero81- Laboratorio di Mutuo soccorso:

Nella giornata di ieri, alcuni nostri compagni, e diversi altri attivisti, sono stati raggiunti da provvedimenti di notifica della Procura della Repubblica di Napoli per le indagini riguardanti i fatti del 23 ottobre 2020. Quella sera, un sit-in di piazza, convocato con un semplice tam-tam da precari, commercianti e cittadini per protestare contro l’assenza di misure per le attivitร  economiche costrette a chiudere per il coprifuoco imposto dal presidente della Regione Campania De Luca, sfociรฒ in una imponente manifestazione che si diresse spontaneamente proprio sotto la sede della giunta a Santa Lucia, trasformandosi in aperta rivolta di fronte ai tentativi delle forze dellโ€™ordine di bloccarne lo svolgimento.
Si trattรฒ di una improvvisa esplosione di rabbia, dai caratteri prevalentemente spontanei e animata da una composizione sociale eterogenea e profondamente complessa. Nellโ€™assordante silenzio che aveva caratterizzato i primi sei mesi di gestione della pandemia e nel drammatico isolamento in cui tanti di noi vivevamo, la comprensione dallโ€™esterno di quella notte risultรฒ in prima battuta difficile a molti (qui una prima piรน approfondita ricostruzione di quei giorni).
In rete e sui media ribalzarono immagini dure, accompagnate immediatamente da una narrazione criminalizzante, che bollava le proteste come il frutto di unโ€™operazione pilotata e strumentalizzata da interessi occulti, che avrebbe coinvolto camorristi e delinquenti comuni, gruppi fascisti, ultras e altri spettri professionisti del disordine, come gli immancabili โ€œfacinorosi dei centri socialiโ€, a cui oggi si aggiungono addirittura esponenti dellโ€™amministrazione comunale allora in carica guidata da Luigi De Magistris. Non bastarono neanche le prese di posizione di intellettuali fuori da ogni sospetto come Roberto Saviano a disinnescare questo tipo di narrazioni, o le mobilitazioni che seguirono nei giorni successivi, in maniera del tutto pacifica, al grido di โ€œTU CI CHIUDI, TU CI PAGHIโ€, il piรน efficace striscione comparso in piazza quella notte per trasmettere la principale ragione alla base della protesta: non si potevano accettare ulteriori misure restrittive senza corrispondenti tutele economiche per le persone in difficoltร .
In quelle proteste, che si estesero anche ad altre cittร , si palesรฒ il fallimento istituzionale di una classe politica e dirigente che non seppe o volle individuare i problemi, affrontarli, trovare mediazioni e soluzioni, di fronte alla catastrofica gestione socioeconomica della pandemia ma solo inasprire le tensioni e mostrare il pugno di ferro in cambio di qualche punto nei sondaggi o di qualche comparsata in TV.
Forse รจ per questo che a due anni di distanza viene montata una fabulazione giudiziaria con alcuni capri espiatori, sbattendo in prima pagina mostri, a cui va tutti la nostra solidarietร , di cui alcuni non risultano nemmeno indagati, altri appaiono nelle stesse indagini addirittura estranei ai fatti.
Agli occhi piรน attenti, questa indagine appare come un brutto sceneggiato cinematografico che prova a tradurre in atti giudiziari la farsesca rappresentazione mediatica di quei giorni, mettendo in un unico calderone persone ed eventi precisamente distinti, accusandoli di una improbabile organizzazione e pianificazione delle violenze e non disdegnando il vergognoso accostamento di attivisti studenti e lavoratori a feccia umana come Roberto Fiore. Tra la sfilza di reati contestati ai 46 imputati ritorna un classico del repertorio di ereditร  penale del fascismo, lโ€™imputazione di devastazione e saccheggio, appesantita dallโ€™infamia delle aggravanti associative che assommano quelle di stampo mafioso a quelle con finalitร  terroristiche.
Trascinati in questa fantasiosa porcheria della Magistratura e poi sbattuti sui giornali in articoli dai titoli altisonanti, i nostri compagni fungono oggi da capro espiatorio di tutti gli attivisti e le attiviste, solidali, sindacalisti sociali, e in particolare della rete del Sud Conta, menzionata nelle indagini, che anche nei giorni piรน difficili di quellโ€™indimenticabile 2020 non si sono mai stancati di aiutare materialmente le persone in maggiore difficoltร  e di supportare le istanze e le proteste di coloro che hanno pagato i maggiori costi sociali della gestione della pandemia. A questi compagni, come in quei giorni, va tutto il nostro supporto e la nostra solidarietร .

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Si trattรฒ di un’esplosione di rabbia, paura e disperazione, che coinvolse migliaia di persone, in una piazza dov’erano confluite tutte le soggettivitร  piรน minacciate dagli effetti delle misure anti-pandemiche: precari e precarie, studenti e studentesse, lavoratori autonomi e partite-iva, piccoli commercianti, disoccupati, familiari di persone disabili, ma anche semplici cittadini stanchi di dover subire, oltre agli effetti devastanti della pandemia sul piano sanitario, economico, sociale e psicologico, anche le continue buffonesche esibizioni muscolari del presidente De Luca, che attraverso le sue numerose ordinanze (alcune delle quali evidenti forzature come risultรฒ dall’accoglimento dei ricorsi anche dai tribunali amministrativi) e le sue famose dirette social settimanali, โ€œgiocavaโ€ ad anticipare il governo nellโ€™adozione di misure di contenimento del virus. Una strategia che il governatore della Regione Campania aveva perseguito sin dai primi giorni della pandemia per mascherare le responsabilitร  istituzionali sullo stato della sanitร  campana e contestualmente accreditarsi quale tutore della salute collettiva in uno stato di profonda emergenza. In particolare, furono la minaccia di chiudere nuovamente, completamente e unilateralmente le attivitร  commerciali, e il provvedimento del “coprifuoco” invocato dal capo della giunta regionale, a suscitare la collera dei napoletani e delle napoletane, in assenza di misure alternative per le categorie colpite e in difficoltร , che con uno tra i tanti striscioni riportavano una semplice, elementare e allo stesso tempo vitale rivendicazione all’istituzione responsabile: TU CI CHIUDI, TU CI PAGHI! Ovvero: non si puรฒ accettare alcuna misura restrittiva senza corrispondenti tutele economiche per le persone in difficoltร ! Come fu scritto su uno striscione che esponemmo in quei giorni: โ€œ โ€˜A Salute รจ โ€˜a primma cosa, ma senza sorde nun se cantano messe! Stop affitti, tasse e utenze!โ€.
Nei giorni successivi, nonostante la consueta cortina di fumo mediatica rivolta alla criminalizzazione degli scontri e allโ€™isolamento delle poche associazioni solidali con le ragioni dei manifestanti, le proteste si estesero ad altre cittร , sfociando piรน volte in altri scontri e impattando con lโ€™inadempienza della politica e delle istituzioni. Anche a Napoli le proteste non si placarono, pur ritornando a svolgersi pacificamente come fino a quel momento. Diversi movimenti, associazioni, reti e organizzazioni sindacali, tra cui anche Zero81 e la rete de Il Sud Conta non rinunciarono a supportare la mobilitazione, cercando di tradurre lโ€™ondata di rabbia in proposte politiche adeguate a fornire risposte a una situazione di emergenza sociale preoccupante, in maniera opposta alle istituzioni che con la propria inazione e le prese di distanza dal malessere stavano di fatto alimentando la tensione e inasprendo le difficoltร .
Furono pubblicati in quei giorni documenti propositivi, come โ€œI cinque punti per affrontare lโ€™emergenza Covid in Campaniaโ€ (https://www.ilsudconta.org/2020/10/27/i-cinque-punti-per-affrontare-lemergenza-covid-19-in-campaniai/), allo scopo di indicare alla politica possibili e praticabili soluzioni. Ci furono altre iniziative di piazza, pacifiche e fortemente partecipate, come la grande manifestazione del 26 ottobre che accerchiรฒ di nuovo pacificamente i palazzi di Santa Lucia, concludendosi con una grande assemblea pubblica. Ce nโ€™erano state diverse in precedenza, come lo sciopero della scuola del 16 ottobre, quando insegnanti, studenti, famiglie e bambini presidiarono Santa Lucia per chiedere diverse e piรน adeguate misure di salvaguardia senza sacrificare il diritto allo studio.

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Molte persone, attiviste e attivisti, solidali, sindacalisti sociali, si diedero da fare per sostenere le proteste, nonostante i tentativi di criminalizzazione. Giร  allora la maggior parte dei media si affrettรฒ a bollare la protesta come il frutto di unโ€™operazione pilotata che avrebbe coinvolto camorristi, gruppi fascisti, ultras e gli immancabili facinorosi dei centri sociali. Una formula sempreverde, utilizzata costantemente ogni volta che nel tessuto sociale di una grande metropoli del meridione si verificano fenomeni di insubordinazione e mobilitazione che non stanno dentro le forme compartimentate e omologate della rappresentanza nรฉ nelle forme stereotipate del conflitto sociale: movimenti spuri, eterogenei, ricchi di contraddizioni, che tuttavia hanno chiare matrici e genealogie, leggibili da chiunque voglia osservare e capire senza inforcare le lenti della razzializzazione e del pregiudizio. A disinnescare questo tipo di narrazioni non bastarono neanche le prese di posizione di intellettuali fuori da ogni sospetto come Roberto Saviano. Forse รจ proprio per questo che segmenti del mondo politico e della Magistratura non hanno mandato giรน il boccone amaro di quella notte: quel boccone, infatti, palesรฒ innanzitutto il fallimento istituzionale di una classe politica e dirigente che non seppe, nรฉ volle, individuare i problemi e affrontarli, ma solo inasprire le tensioni e mostrare il pugno di ferro in cambio di qualche punto nei sondaggi o di qualche comparsata in TV.
Forse รจ per questo che a due anni di distanza viene montata una fabulazione giudiziaria con alcuni capri espiatori, sbattendo in prima pagina mostri che non risultano nemmeno indagati, oppure inserendo nella stessa indagine persone che risultano addirittura estranee ai fatti. Unโ€™indagine che propone unโ€™accozzaglia di figure, circostanze, moventi, ricostruzioni fantasiose e che pretende di mettere in un unico calderone persone ed eventi precisamente distinti, oltre a non disdegnare lโ€™infamia di accostare attivisti, studenti e lavoratori a feccia umana come Roberto Fiore.

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Sono 46 le persone raggiunte dal provvedimento e consegnate al ritratto macchiettistico dei media. Ultras, camorristi, centri sociali, fascisti, criminali comuni, esponenti politici vicini allโ€™ex sindaco: questi erano, per i procuratori, i soggetti che osarono mettere in discussione i diktat di De Luca, strumentalizzando il malessere sociale.
Quello che i media e lโ€™indagine dimenticano, perรฒ, รจ che quella sera, come nelle settimane precedenti e in quelle seguenti, in piazza cโ€™erano migliaia di persone di varia estrazione sociale, colore politico, grado dโ€™istruzione, situazione familiare, accomunate dalla preoccupazione e dalla rabbia di una situazione insostenibile sul piano sociale che ha rischiato di collassare piรน volte nella pura barbarie della sopravvivenza.
Il dato politico da sottolineare, e che emerge anche dal racconto sostenuto sui media, รจ il tentativo di delegittimazione e squalificazione di soggetti sociali giร  privi di rappresentanza e di interlocuzioni politiche: cittadini e cittadine di serie B, i cui diritti sono calpestati e le cui condizioni di vita sono ignorate, ogni giorno, e le cui condotte sono assimilate col marchio infamante di mafiosi e terroristi se osano alzare la testa di fronte alle follie del tirannetto di turno. Una delegittimazione di loro e di chi sta al loro fianco, che siano militanti sindacali, attivisti, o addirittura esponenti di unโ€™amministrazione comunale avversa, come fu quella di De Magistris per De Luca.
Per quanto ci riguarda, la nostra unica responsabilitร  collettiva, e non quella presunta singola dei nostri compagni oggi usati come capro espiatorio, รจ stata quella di sforzarci di indagare, capire quel malessere e quella tensione, trarne degli elementi di conoscenza politica, organizzarli attraverso la costruzione di proposte, rimanere accanto alle persone in difficoltร  anche nei momenti di maggiore criticitร  o di confusione, anche quando in piazza si รจ scelto di non tornare a casa.
Rimaniamo comunque non stupiti ma almeno amareggiati da quanto il servilismo verso politici inutili e inconsistenti (che invocarono il lanciafiamme ma scordarono di innescare lโ€™estintore) possa insinuarsi nellโ€™azione della Magistratura e alimentare persecuzioni giudiziarie destinate a sgonfiarsi penosamente, solo per gratificare il narcisismo ferito del sovrano di turno, mentre le questioni sociali rimangono ancora tutte lรฌ da affrontare e risolvere: una societร  minimamente giusta, che non desidera inasprirle, non puรฒ neanche lasciarle a marcire, dovrebbe invece svilupparle e affrontarle. Questa societร  non รจ quella tenuta in piedi da chi dirige attualmente la politica, la Magistratura, lโ€™ordine pubblico nรฉ lโ€™impresa, ma esiste tuttavia e continua a marciare sulle nostre vite.

Zero81 โ€“ Laboratorio di Mutuo Soccorso