Il Sud Conta è un progetto di comunicazione politica, azione e coordinamento che mette al centro le condizioni di vita di chi vive e lavora nel Mezzogiorno.
Il dibattito pubblico sul tema della cosiddetta autonomia differenziata ha riacceso i riflettori sulle caratteristiche che le disuguaglianze geografiche hanno assunto negli ultimi due decenni, disegnando i contorni di una rinnovata questione meridionale.
Su questi temi, a partire dalla primavera del 2019, i vari nodi territoriali hanno attivato percorsi di partecipazione, comunicazione, approfondimento e costruzione di alleanze per imporre la questione sulla specificità storica e geografica meridionale sui temi come giustizia sociale e ambientale, diritti sociali e civili, democrazia e autonomia, modelli di sviluppo, forma dello Stato, distribuzione delle risorse pubbliche, razzismo interno.
La prima azione della campagna è consistita proprio in una raccolta firme contro il tentativo di Veneto ed Emilia-Romagna di fare passare gli accordi dell’autonomia differenziata: un ennesimo schiaffo e concretamente un furto nei confronti di enti locali e cittadini del meridione. L’iniziativa ha coinvolto centinaia di persone tra le quali: docenti, ricercatori, giornalisti, politici, esponenti del mondo dell’arte e della cultura, di associazioni, spazi sociali, comitati e movimenti di lotta territoriali.

Nata come una raccolta firme contro il progetto di autonomia differenziata, si è poi trasformata in un’osservatorio permanente sui diritti negati agli abitanti delle regioni meridionali.

Diversi sono i temi emersi nei primi mesi di attività della campagna.
Emigrazione forzata: negli ultimi 15 anni oltre 2 milioni di persone, giovani e meno giovani, con diversi livelli di formazione e qualifiche professionali, sono stati costretti a cercare opportunità di lavoro e di vita dignitose al Nord Italia o all’estero, abbandonando città e paesi di provenienza, spesso con il supporto delle famiglie.
Definanziamento dei servizi pubblici: gli squilibri del fondo perequativo uniti ai tagli alla spesa pubblica hanno fortemente compromesso la sostenibilità già carente dei servizi pubblici (scuole, ospedali, trasporti), degli investimenti in infrastrutture (strade, ferrovie, telecomunicazioni), delle politiche di sviluppo locale, spaccando di fatto a metà il paese per la capacità di accesso ai diritti fondamentali.
Devastazione ambientale e sociale: la ristrutturazione post-industriale nel Meridione ha assunto il volto duplice della chiusura di industrie.