La Sanità in Campania: un cambio di rotta necessario

Quadro attuale, punti critici e proposte per il futuro

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l’emergenza sanitaria che affrontiamo in questi mesi ha messo inevitabilmente sotto i riflettori lo stato in cui versa la Sanità in Campania. Proviamo a fare il punto della situazione.

Sanità in Campania: breve quadro storico

Per avere un quadro chiaro dell’attuale stato di salute della Sanità in Campania è utile ripercorrere brevemente alcuni dei passaggi fondamentali della sua storia recente. 

A partire da Marzo 2007 la Regione Campania, guidata da Bassolino, stipula un patto con il governo Prodi per il risanamento della Sanità, che presentava un debito storico fuori controllo, un deficit annuo di 1,5 miliardi e un valore dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) estremamente basso

Nel 2008 il Governo Berlusconi diffida la Regione per non aver raggiunto gli obiettivi contenuti nel Patto e nel 2009 sancisce il commissariamento della sanità campana, affidando al governatore il ruolo di commissario. Questo evento traccia un solco molto profondo nella storia della Sanità in Campania. Il commissariamento infatti ha avuto come fine prioritario (per non dire unico) il riequilibrio dei conti ed il raggiungimento del pareggio di bilancio, mentre il miglioramento dei LEA è stato posto in secondo piano, nonostante la Campania rappresentasse allora come oggi una delle peggiori regioni del paese rispetto ai Livelli Essenziali di Assistenza.

Budget e sistemi premianti a tutti i livelli sono prevalentemente guidati dagli output e, in parte, dall’appropriatezza organizzativa, ma tengono conto solo in minima parte degli esiti di salute e quasi mai dell’appropriatezza professionale    (4° Rapporto GIMBE sulla sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale)

LEA Campania
LEA Campania 2010-2017
Griglia LEA 2017
Griglia LEA 2012-2017

Per questo motivo dal luglio 2009 fino a dicembre 2019 la sanità in Campania è stata sottoposta ad una Spendig-Review che ha imposto un cambiamento radicale di paradigma e scelte come:

  • accorpare le ASL (da 13 a 7), passando da un sistema capillare ad uno maggiormente accentrato;
  • applicare ticket su farmaci e ricette e aumentare bollo auto (+10 %), e aliquote regionali di Irpef e Irap fino ai massimi livelli nazionali, per spostare una parte sostanziale della spesa sanitaria dallo stato alle famiglie (spesa out-of-pocket);
  • bloccare, prima parzialmente e poi totalmente, il turnover del personale (medici e infermieri) determinando la disarticolazione di decine di unità operative ospedaliere e territoriali e chiudendo diversi piccoli ospedali, ritenuti improduttivi e insicuri; 
  • praticare tagli lineari al sistema sanitario pubblico, tentando di favorire il passaggio a forme di sanità integrativa (assicurazioni sanitarie, fondi sanitari) e privata;
  • ridurre i presidi ospedalieri territoriali a vantaggio di poli ospedalieri metropolitani, come evidenzia l’avvio della costruzione dell’Ospedale del Mare in cui sarebbero dovuti confluire gli ospedali del centro storico di Napoli, ritenuti più efficienti dal punto di vista economico-finanziario.

Ospedali pubblici chiusi, posti letto insufficienti e un blocco del turn over che ha lasciato le strutture in costante carenza di organico riducendo di oltre 45mila unità in otto anni il personale della sanità pubblica, da medici a infermieri, da ostetriche a radiologi (Luisiana Gaita, Il Fatto Quotidiano,  12 APRILE 2019)

La storia degli ultimi 10 anni di gestione commissariale della Sanità in Campania, costantemente orientata a rimettere i conti in ordine a discapito della quantità e della qualità del servizio offerto, ci conduce quindi fino a dicembre 2019, alle soglie della pandemia di COVID-19, e porta il Sistema sanitario ad affrontare questa emergenza con un piano pandemico regionale risalente al 2006, con una spesa sanitaria regionale passata dai 3 miliardi e 265 milioni del 2007 a 2 miliardi e 621 milioni del 2018, una riduzione della spesa per personale sanitario del 19,8% tra il 2009 e il 2018 (dati al 2018 del Ministero dell’Economia e delle Finanze) e con un deficit annuale dovuto alla mobilità sanitaria verso le regioni del Nord Italia che non tende a decrescere.

Saldo Mobilità Sanitaria
Saldo Mobilità Sanitaria in Italia

Stato Attuale davanti all’emergenza COVID-19

Le notizie sulla Sanità in Campania che ci inorgogliscono, come le sperimentazioni di Ascierto e l’eccellente gestione del Cotugno, non possono certo cancellare questa lunga stagione di tagli e chiusure e, nonostante i grandi proclami,a livello regionale si brancola nel buio sperando che il ritmo dei contagiati non raggiunga il livello del nord. 

Il Trend dei Contagi in Campania e la controversa questione Tamponi

Una speranza confortata dall’attuale trend positivo, dal 10 aprile non si supera il 10% dei contagiati, con 3807 casi positivi al covid-19 in Regione su un totale di 39534 tamponi esaminati  e 329 guariti (dati unità di crisi della Regione Campania 14 Aprile).

 

Ricoveri Covid-19 Campania
Ricoveri Covid-19 Campania, immagine de “Il Messaggero”

E’ possibile tuttavia che il fenomeno sia sottodimensionato, se si confrontano le strategie regionali per accertare il numero di contagiati e prevenire il propagarsi dell’infezione. La Campania infatti, nonostante il grave stato di allerta e l’elevata popolosità (terza regione italiana), è molto lontana dai numeri dei tamponi somministrati in altre regioni: Emilia Romagna (101896 su un totale di 4.459.477 residenti), Toscana (82269 su un totale di 3.729.641 residenti) e Lazio (74650 su un totale di 5.879.082 residenti) (dati istat al 14 aprile). 

Si tace quindi la variazione significativa che si avrebbe, sull’incidenza del numero dei malati e sul progredire del livello pandemico, se il servizio sanitario regionale si adoperasse per effettuare screening e test in numero maggiore; un silenzio forse colpevole, se motivato dal panico per la carenza di posti letto di terapia intensiva nel caso la situazione peggiorasse, 410-420 posti reali come afferma Pierino di Silverio, Responsabile Nazionale ANAAO Settore Giovani. 

Tamponi per Regione
Dati tamponi per regione, immagine de “Il Messaggero”

Eppure quella di incrementare il numero dei tamponi e ridurre i tempi di attesa è un’urgenza (anche secondo le indicazioni dell’OMS), almeno per quanto riguarda operatori sanitari, accompagnatori e soggetti maggiormente suscettibili che aspettano tamponi e esiti. 

Al momento oltre al laboratorio del Cotugno, del Monaldi e del Dipartimento di Scienze Mediche Preventive dell’Università Federico II, già individuati nel piano pandemico regionale, si sono aggiunti altri 8 laboratori: (Moscati Avellino, San Pio Benevento, Sant’Anna e San Sebastiano Caserta, Presidio ospedaliero Nola, Istituto Zooprofilattico, Ospedale San Paolo, Azienda Ruggi Salerno, Presidio ospedaliero Aversa); ma come afferma lo stesso presidente De Luca “in non tutti i laboratori i tempi di lavorazione sono adeguati. E questo determina un accumulo di arretrato che deve essere immediatamente smaltito”. 

I ritardi in tutta la Regione si traducono in tempi di attesa che superano i 10 giorni e si attende il piano predisposto dal Direttore generale del Cotugno, Maurizio Di Mauro, e dal Direttore Generale del Dipartimento Salute, Antonio Postiglione, che dovrebbe consentire risultati entro le 24 ore come prescritto anche nel piano di risposta alla pandemia:

mettere a punto metodiche avanzate di diagnostica rapida e differenziale che permettano di identificare tempestivamente eventuali casi

Ma il problema da cui partire dovrebbe essere la carenza di apparecchiature a disposizione della Sanità in Campania, visto che al momento il tempo medio per analizzare un tampone è 4 ore e 15, e incrementare il numero di responsi in 24 ore vuol dire incrementare il numero delle macchine negli ospedali.

I tamponi continuano inoltre ad essere oggetto di controverse vicende, come le irregolarità registrate nella gestione del bando per accreditare altri centri alle analisi, bloccato dopo la denuncia di Repubblica. Un bando lampo con scadenza in 22 ore e grandi barriere all’ingresso (requisiti minimi 500 tamponi al giorno) volto a confermare la disponibilità di centri già noti, come Ames e Synlab, continuando a favorire clientele e maxigruppi. A scoperchiare il vaso sono i numeri dei tamponi analizzati che ricostruiscono una già presente e taciuta collaborazione tra il centro Ames e l’istituto Zooprofilattico di Portici, passato da  58 a 700 tamponi al giorno tra la fine di marzo e i primi di aprile.

Infrastrutture e scelte di investimento

Continua ad apparire chiaro l’indirizzo politico del governo Regionale di non voler investire in un sistema sanitario capillare e di prossimità. La Regione ha infatti scelto di spendere 7,7 milioni di euro per l’acquisto e costruzione di un ospedale da campo prefabbricato ad opera di una ditta di Padova, invece di finanziare l’adattamento e la riapertura di immobili già in possesso dell’Azienda Sanitaria Regionale o conformi ad ospitare presidi ospedalieri. Si inaugureranno così 72 posti letto riservati ai pazienti Covid, con la prospettiva di acquistare altri due ospedali prefabbricati per la terapia intensiva a Salerno e Caserta (Repubblica Napoli 6 aprile 2020). Eppure altre scelte con una più lungimirante prospettiva di medio periodo erano state proposte per mettere la sanità campana nelle condizioni di affrontare al meglio questa emergenza, come: riaprire l’ex ospedale militare di Agnano o utilizzare alcune delle tante strutture che non hanno mai ricevuto il nulla osta e/o in dismissione, dotate delle predisposizioni utili per allestire reparti di terapia intensiva.

La conoscenza capillare delle strutture ospedaliere, cui poter fare affidamento per il ricovero e la terapia dei casi, rappresenta un presupposto fondamentale per una efficace modalità di gestione del soggetto malato (Piano di preparazione e risposta a una pandemia influenzale)

Seguendo le direttive del vecchio piano si prescrive inoltre:

la messa a punto di protocolli di sorveglianza per gli operatori sanitari che assistono pazienti con sospetta o confermata influenza da ceppo potenzialmente pandemico

e anche su questo le denunce sulla cattiva gestione dei pre-triage, escluso l’ospedale Cotugno, e sull’assenza dei presidi sanitari di protezione adeguati negli ospedali e nelle case di cura (RSA), ricostruiscono una catena di eventi che sottolineano un assente responsabilizzazione della Direzione Sanitaria Regionale: tende per lo smistamento dei pazienti Covid-19 mal posizionate e/o ancora sgonfie o vuote fuori gli ingressi dei pronto soccorsi (servizio di Report: Vedi Napoli); 8 medici morti di Covid-19 in Campania (7 aprile); oltre 70 medici contagiati al 20 marzo e, ultimo scandalo, i molti pazienti e operatori sanitari contagiati (18 casi al momento) all’ospedale Santa Maria delle Grazie di Pozzuoli, per la non adeguata  separazione dei percorsi al pronto soccorso.

L’aver smantellato la Sanità in Campania ha reso necessario il sostegno delle strutture sanitarie private. L’11% dei posti letto di terapia intensiva in Regione sono infatti privati e Palazzo Santa Lucia ne ha fatto richiesta assicurando alle strutture un pagamento che prescinde dalle prestazioni realmente erogate ed è maggiore di quanto previsto in altre regioni – 15% in più dell’Emilia Romagna (Repubblica, articolo di Alessio Gemma, 8 aprile 2020).

Questa necessità di incrementare i posti letto per l’emergenza Covid-19 è legata a doppio filo alla carente disponibilità di personale sanitario, si ricordino il blocco del turn over e i tagli al personale (45 mila unità in otto anni), e nonostante le 1600 nuove assunzioni lampo a tempo determinato per il comparto, i numeri sono ancora inadeguati a fronteggiare la pandemia.

Una chiamata alle armi del personale sanitario privato, reso possibile dal decreto Cura Italia, nelle strutture ospedaliere pubbliche avrebbe forse potuto calmare le acque e migliorare il servizio pubblico, ma la Regione Campania, finora, ha scelto di non farlo.

L’inversione di tendenza necessaria

Al termine di questa analisi sul sistema sanitario campano ci sono alcuni elementi che risulta essenziale mettere al centro dell’attenzione, e su cui pretendere un deciso cambio di rotta per l’attesa fase II e per il futuro della Sanità in Campania:

  1. L’emergenza che stiamo affrontando sta evidenziando in maniera palese la necessità di rafforzare, in tutto il paese, la capillarità e la prossimità dei presidi sanitari. Oggi infatti il primo deterrente per la diffusione del virus è l’isolamento domestico ed il monitoraggio territoriale ad opera dei medici di base (che gestiscono anche le richieste di tamponi), e la perdita di migliaia di unità di medici e la mancanza di attrezzature e infrastrutture sul territorio rende molto più complesso il rilevamento del sentiero di propagazione del virus;
  2. Questa pandemia sta rendendo sempre più evidente la disparità esistente tra il Sistema Sanitario delle regioni del Nord Italia rispetto a quelle del Sud (destinata ad aumentare con il regionalismo differenziato). Le differenze tra regioni del Nord e del Sud rispetto al numero di posti letto di terapia intensiva, alla disponibilità di personale sanitario, ai Livelli Essenziali di Assistenza e allo stato di manutenzione delle infrastrutture ospedaliere devono indurci a pretendere investimenti significativi volti a ridurre il gap presente tra i Sistemi Sanitari del Sud e del Nord del paese e ad interrompere il costante flusso di risorse che, dalle regioni più svantaggiate, viene trasferito a causa della mobilità sanitaria nelle regioni meglio attrezzate;
  3. Appare chiaro quanto la sanità integrativa e quella privata non siano in grado, in particolare nelle regioni che presentano redditi medi meno elevati, di sopperire in questa fase alle mancanze del Sistema Sanitario Pubblico. E’ necessario pertanto pretendere una radicale inversione di tendenza rispetto al paradigma adottato negli ultimi 20 anni che mira a privatizzare la sanità alla ricerca di una efficienza economico-finanziaria; per tutelare efficacemente il diritto alla salute dei cittadini è necessario investire nel Sistema Sanitario Nazionale evitando che le risorse vengano sperperate in clientele e nepotismi o usate in maniera inefficiente;
  4. Ultimo, ma non ultimo per importanza, questa emergenza sta mostrando ancora una volta il vero volto del nostro Presidente di Regione: un individuo che durante una crisi sanitaria che trova il sistema sanitario regionale completamente impreparato, a causa delle scelte che lui stesso ha compiuto da governatore, da commissario e adesso da assessore, ha investito migliaia di euro (per le cifre si veda l’articolo di Claudio silvestri del 20 marzo su “il roma”) per rilanciare i propri canali social e ottenere visibilità mediatica; tutto ciò appare ancora più grave se si considera che, con le sue campagne social, Vincenzo De Luca sta tentando di rilanciare il proprio feticcio di sceriffo, attaccando gli irresponsabili che a quanto appare dalle rilevazioni GPS di Google non sembrerebbero esistere (almeno non in maniera significativa), per iniziare a creare un alibi per un eventuale collasso del Servizio Sanitario Regionale; è necessario smontare questo disgustoso dispositivo comunicativo e rendere palese che punta a colpevolizzare gli “irresponsabili cittadini” della Campania per un eventuale peggioramento della crisi sanitaria dovuto invece alle scelte politiche, prese da lui stesso, negli ultimi 10 anni.

Di Miriam Di Nardo e Antonio Pone